
A differenza del 2004 il tecnico viola si sente favorito, però l’attuale commissario tecnico dell’Inghilterra è ancora una volta un concorrente temibile
TORINO, 6 marzo - Certe omissioni a volte sono più importanti delle dichiarazioni. Cesare Prandelli è un tipo diretto, ma vive una situazione oggettivamente complessa e dire tutto non può. Nemmeno negare tutto, però. Infatti quando ieri i cronisti fiorentini gli hanno chiesto cosa pensasse sulle voci di un suo imminente approdo alla Juve, se l’è cavata con il più classico dei dribbling: « Tutte le volte che mi hanno accostato alla Juve, poi non è successo niente. A un tecnico fa piacere quando il suo nome viene abbinato a società importanti, ma in questo momento non ho la capacità di pensare ad altro che alla sfida di domani ( oggi, ndr) » .
VERSO L’ADDIO - Siamo molto lontani da una smentita o da un’attestato di eterna fedeltà ai colori viola. E molti vicini alla massima attenzione a non dire nulla di sconveniente nell’ottica dei suoi attuali tifosi, ma anche dei prossimi. Quando poi si è passati a parlare di chiusura di un ciclo, il tecnico viola ha bissato: « Non ho mai visto un ciclo concludersi a gennaio » . Infatti si parla di giugno ( lapsus curioso considerato che siamo in marzo, ndr) e, salvo sorprese davvero grosse, per quella data Prandelli si sarà congedato con Firenze. Oggi la sua legittima aspirazione è di chiudere al meglio un’esperienza esaltante, com’è stata davvero la sua in viola.
CONTATTI E INTESE - Se la prossima, di esperienza prandelliana, sarà a tinte bianconere, piuttosto che azzurre, è oggetto di discussione. Siamo certi che il tecnico di Orzinuovi preferirebbe la prima opzione, e contatti con la Juve ce ne sono stati fin dal mese scorso, per quanto derubricati alla voce “ informali”. Prandelli ha dato la propria disponibilità al trasferimento, alla Juve hanno preso atto. Accelerare la pratica non è interesse di nessuno, visto che la Juve deve ancora conquistare la zona Champions e la Fiorentina è in corso in quella attuale. Però nemmeno si potrà differire troppo il momento dell’intesa definitiva.
GLI OSTACOLI - A frapporsi tra il tecnico di Orzinuovi e il club frequentato una trentina d’anni fa da calciatore ci sono due- tre ostacoli. Una porta il nome di Zaccheroni, il cui esemplare comportamento in questo primo mese juventino non ha lasciato insensibili giocatori e società. Per avere reali chance di conferma, però, al tecnico romagnolo servirebbe un vero exploit, tipo la qualificazione alla Champions sommata a una vittoria in Europa League. E complicato ci sembra anche arrivare a Rafa Benitez, che non a caso sta gestendo in prima persona ( al solito) l’attuale mercato del Liverpool. Insomma, oggi come sei anni fa il vero rivale di Prandelli ha il profilo ben noto di Fabio Capello. L’attuale ct dell’Inghilterra è infatti nei piani di chi vedrebbe con favore un radicale cambio della guardia in corso Galileo Ferraris. Far combaciare date e aspettative ( bianconere) sarà però decisamente complicato, per quanto non impossibile. Infatti Prandelli sembra fiducioso sull’epilogo della vicenda, a differenza dell’estate del 2004, quando non si fece mai illusioni sulle sue reali possibilità. E chi più del diretto interessato può fiutare l’aria che tira?Gianni Lovato

Vicino l’addio ai Della Valle. Meno agevole ottenere il sì degli altri candidati. Blanc ha incontrato Domenech, che però non può essere un candidato credibile. Capello fino al 21 luglio non potrebbe occuparsi di acquisti, ritiro, programma delle amichevoli. Benitez ha clausole onerose. Crescono le quotazioni del tecnico viola
TORINO, 5 marzo - In tempi recenti Jean Claude Blanc ha incontrato due volte Raymond Domenech, l’ultima a Montecarlo. Magari i due si sono visti anche in altre occasioni, ma i rendez-vous documentati sono quelli. Fossimo nei tifosi bianconeri, eviteremmo di allarmarci. Che un importante dirigente calcistico francese incontri il ct transalpino è nell’ordine naturale delle cose e le motivazioni possono essere molteplici: dalla necessità di avere un parere o magari un aiuto su giocatori d’Oltralpe ( Franck Ribery, Moussa Sissoko?) piuttosto che su un allenatore (Laurent Blanc?), alla volontà di approfondire la reciproca conoscenza, a semplici questioni di cortesia istituzionale, ecc. Ci sentiamo invece di escludere l’ipotesi che potrebbe insinuarsi come un tarlo nei pensieri del popolo bianconero da qui all’estate, cioè che il ct dei Bleus sia in lizza per succedere ad Alberto Zaccheroni. Di commissari tecnici in corsa per una poltrona/ panchina bianconera ce ne sono già un paio e possono bastare. Oltretutto loro, a differenza di Domenech, hanno i titoli per coltivare quell’ambizione.
LA LISTA - Marzo, comunque, sarà un mese molto importante per dare un volto all’allenatore della prossima stagione. Le candidature eccellenti rimangono tre: Cesare Prandelli, Fabio Capello e Rafael Benitez ( con Massimo Allegri e lo stesso Zaccheroni a spartirsi il ruolo di outsider). L’ordine in cui abbiamo nominato il terzetto di favoriti non è casuale, ma legato alle possibilità di vederli realmente a Torino, dando per assodato che tutti hanno lo spessore per ricoprire il delicato ruolo (Capello in tal senso meriterebbe la pole position).
FINE CORSA - Strappare Prandelli alla Fiorentina non sarà infatti una “ mission impossible”. Il rapporto tra il tecnico e l’ambiente viola (ci riferiamo a quello societario, altra cosa è il legame con i tifosi e la città) si è deteriorato molto negli ultimi tempi e i tempi per un divorzio anticipato di un anno, rispetto alla naturale scadenza del contratto, sembrano maturi. Solo il susseguirsi di impegni ravvicinati e importanti ( alla sfida di domani con la Juve, seguirà il ritorno Champions con il Bayern) ha ritardato la resa dei conti, ma chi conosce bene il tecnico ne sottolinea la crescente insofferenza. Prandelli ha voglia di cambiare e soprattutto di vincere. La Juve ragiona sull’opportunità di cambiare e vuole tornare a vincere. Programmi pressoché identici. Infatti l’impressione è che, a differenza dell’estate 2004 quando i colloqui tra il tecnico e la Triade non sfociarono in un accordo, questa volta esistano tutti i presupposti per un matrimonio. Propedeutico all’arrivo di Prandelli a Torino è anche il rapporto tornato buono dopo anni di silenzi - con il vicedirettore generale bianconero, Roberto Bettega.
IL RIBALTONE - Da qui a parlare di accordo imminente ne passa. Perché al momento non è facile capire chi, in casa bianconera, si assumerà l’onere della decisione finale. Le voci su possibili ribaltoni societari a giugno si susseguono e in attesa di verificarne l’attendibilità, risultano comunque indicative sulla particolarità del momento. Tanto per essere chiari, una tesi molto dibattuta vuole Capello in cima ai desideri di chi dovrebbe guidare il nuovo corso. Mentre il tecnico di Pieris sarebbe meno gradito agli attuali vertici, a causa della fuga in direzione Madrid seguita alla caduta in B della Juve. Situazione oggettivamente complessa, sui cui grava un’altra considerazione: Capello risulta impegnato fino (teoricamente) al 21 luglio e la Juve può aspettare tanto? Non ci riferiamo tanto alla sua presenza fisica a Torino, quanto al ruolo di suggeritore del mercato, di tutte le incombenze classiche ( scelta del ritiro, del programma di amichevoli, dello staff). Insomma, l’ipotesi Capello/bis è alquanto affascinante, ma altrettanto complicata.
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Gianni Lovato

Tutti pensano al ct dell'Inghilterra per la prossima stagione. Abramovich lo vorrebbe come sostituto di Hiddink. Il ruolo di allenatore e manager che ricoprirebbe in bianconero rappresenta però un grande stimolo
TORINO, 4 marzo - La Russia non bada a spese. Dava a Guus Hiddink cinque milioni netti a stagione per guidare la propria Nazionale (che tra l’altro è stata eliminata dalla Slovenia agli spareggi e non parteciperà alla fase finale dei campionati mondiali che si terranno in Sud Africa) e adesso vuole Fabio Capello. La potentissima (soprattutto sotto l’aspetto finanziario) federazione non baderà a spese pur di avere lo stratega di Pieris sulla propria panchina per rilanciare un calcio che negli ultimi mesi è stato ridimensionato. Voci bene informate assicurano che è lo stesso Roman Abramovich ad averlo sponsorizzato e sarà lo stesso presidente padrone del Chelsea a fare da intermediario tra la federazione inglese e quella russa. E si sa che il magnate di solito ottiene sempre quello che vuole. Oltretutto la Russia è disposta ad aspettare, senza interferire più di tanto, la fine dei campionati del mondo. Dopodiché lancerà l’attacco con tanti, tantissimi soldi. A proposito di Guus Hiddink: è probabile che accetti l’offerta della Costa d’Avorio di Drogba per i prossimi mondiali.
PERICOLO - Un avversario temibilissimo in più per la Juventus che sta pensando al tecnico della Nazionale inglese e al suo principale collaboratore Franco Baldini per recuperare il terreno perduto. I dirigenti di corso Galileo Ferraris sanno bene che non sarà facile portarlo a Torino ma ci proveranno con grande determinazione: l’idea è partita dall’alto e, allora, bisogna tentare l’impossibile. Il tecnico - garantisce chi gli sta vicino e quindi lo conosce bene - non è insensibile al richiamo bianconero. La voglia di riprendersi quello che gli è stato tolto con Calciopoli, il fatto di rivincere dove altri hanno fallito e sfidare l’Inter di Mourinho lo alletta. Prima dell’Inghilterra pensava di non guidare più un club italiano ma il tempo ha cancellato questa volontà. E poi la Juve se la porta ancora nel cuore perché è stato bene. Senza tralasciare un aspetto tutt’altro che secondario: nella Juve avrebbe il controllo di tutto. Dalla prima squadra al settore giovanile. Insomma, la Juventus diventerebbe lui.
I TIFOSI - I sostenitori bianconeri, ovviamente, sperano nel suo ritorno. Dai vip ai popolari, dai frequentatori della tribuna a quelli della curva, dai club organizzati agli ultras tutti seguono con attenzione l’evolversi della situazione con la speranza di rivederlo a Torino. E pensare che durante la sua permanenza juventina non era amato ma solo rispettato per i risultati che otteneva. Ora i tempi sono cambiati anche per la gente.
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Camillo Forte

Il brasiliano delude ancora e contesta di nuovo la sostituzione. Al momento di lasciare il campo per far posto a Zebina se la prende con Cannavaro che lo invita ad affrettare il cambio. Però stavolta accetta di restare in panchina
TORINO, 1 marzo - Essì, evidentemente è così: gli auguri portano sfiga. Pure quelli di compleanno, a quanto pare... Ieri, in maglia bianconera, erano in tre a sperare di poter festeggiare degnamente, e invece né Christian Poulsen (30 anni), né Antonio Candreva (23), né Diego (25) potranno godersi a pieno champagne e candeline. A spegnersi, più che gli stoppini, è stata la Juventus. A partire dall’avvio del secondo tempo.
RISPOSTA(CCIA) - Compleanno da dimenticare, in particolar modo, per il brasiliano. L’ultima volta, contro l’Ajax, Diego aveva sbattuto la porta. Quella degli spogliatoi, infilata direttamente e senza passare dal via (vale a dire la panchina, per i classici “saluti” di rito) col muso lungo lungo da tapiro e con l’animo fiaccato nell’orgoglio: il cambio, al 25’ della ripresa, non l’aveva proprio digerito. Ieri, invece, la porta (ma quella issata in campo, avversaria) non l’ha manco sfiorata. Nessun tiro in grado di impensierire Sirigu, poco o nulla degno di nota pure in fase di impostazione: pochi dribbling, zero passaggi illuminanti. Gara scialba, anonima a dispetto di chi - il tecnico bianconero Alberto Zaccheroni in primis; eppoi i compagni, i tifosi - si attendeva una risposta sul campo al piccolo caso diplomatico creatosi giovedì scorso. Una risposta, si intende, all’insegna del: «Te lo dimostro io, a suon di gol e di giocate, che d’ora in poi prima di sostituirmi dovrai pensarci almeno due, tre, quattro volte...». L’unica risposta - una rispostaccia - Diego l’ha invece data a Fabio Cannavaro, anche questa volta regalando un’uscita di campo al 44’ st (quinta sostituzione di fila) che farà discutere: il difensore lo invita ad abbandonare il campo celermente visto che la Juventus deve rimontare, lui trova bene di reagire malamente replicando a Cannavaro e chiudendo il discorso con un bel «porca puttana ». Anche se poi, questa volta gliene si dà atto, va ad accomodarsi in panchina.
STANCHEZZA - Non è periodo, no. Gli effetti taumaturgici del cambio d’allenatore, purtroppo, sembrano essere svaniti prima ancora d’essersi compiuti interamente. Il talento brasiliano - colui che avrebbe dovuto rappresentare la ciliegina sulla torta della dispendiosa campagna acquisti e, in teoria, di rafforzamento portata avanti in estate dalla dirigenza - è apparso in difficoltà e stanco. Non solo ha dato ragione allo Zaccheroni che lo ha sostituito per cinque partite consecutive, ma ha dato ragione anche allo Zaccheroni che ha spiegato senza mezzi termini che «Diego ha dato segni di stanchezza, Diego deve rifiatare». E Diego deve ritrovarsi, aggiungiamo. Fors’anche farsi trovare, visto che fino ad adesso i tifosi juventini non hanno avuto modo di poter gustare - se non a sprazzi - le sue indubbie qualità.
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Fabio Riva

Il brasiliano: «Vietato sottovalutare i nostri avversari, sarebbe folle»
TORINO, 18 febbraio - Non è mai stato un bomber, Joao Pià: l’unica volta in cui è andato in doppia cifra di gol in una stagione giocava nell’Ascoli, in serie B nel 2003- 04. Ma nel Torino Pià, in sei gare, ha messo a segno due reti e sono arrivate altrettante vittorie: la prima zampata nel poker sul Grosseto, l’ultimo sigillo dal dischetto contro l’AlbinoLeffe, un gol da tre punti. E l’intesa con Bianchi (ma non è andata male nemmeno con Arma) migliora giorno dopo giorno: la coppia offensiva è pronta ricomporsi contro la Salernitana dopo il rientro del centravanti dalla squalifica. Pià, sabato a Bergamo, città dove è calcisticamente cresciuto, ha ritrovato il gol su rigore, il secondo con il Torino: quanto serve per il morale? «E’ fuor di dubbio che segnare faccia sempre piacere, specialmente per un attaccante. Detto questo, un gol non è importante se non coincide con la vittoria della squadra: contro l’AlbinoLeffe sono arrivati i tre punti ed è questo ciò che conta. Adesso è assolutamente fondamentale trovare una continuità di risultati» . Dica la verità: questa squadra ha davvero la forza per centrare l’obiettivo serie A? «Sappiamo che il tempo stringe e che non sarà facile, ma possiamo farcela, ne sono sicuro. Una cosa è certa: per ritornare in serie A non dobbiamo perdere neanche per un secondo la nostra umiltà, questo spirito di collaborazione che ci contraddistingue. E’ una questione di mentalità: noi siamo sulla strada giusta e abbiamo il dovere di andare avanti così, con questa grinta, questa carica. Sempre».
IL CLIMA - Ha parlato di mentalità, uno degli aspetti del “nuovo” Toro che maggiormente piace ai tifosi: in effetti quando lei è arrivato a Torino l’ambiente attorno alla squadra era ben diverso, si respirava atmosfera più tesa. «E’ vero, sembra passato parecchio tempo e invece non è così. La situazione, ai tempi del mio passaggio in granata, era un po’ più confusa: non ne conosco i motivi e sinceramente non mi pongo nemmeno il problema. Preferisco parlare dell’attualità, non del passato: e adesso il clima è perfetto, nello spogliatoio come fuori. Stiamo bene, ci alleniamo bene, stiamo ottenendo dei buoni risultati. E’ questo ciò che conta: dobbiamo tornare in serie A e siamo tutti concentrati sull’obiettivo. Quello che è successo prima non ci deve toccare» . Sabato arriva a Torino la Salernitana ultima in classifica e con un piede in Lega Pro: classica partita “trabocchetto”, quelle in cui, se ti distrai, rischi di perdere punti. «Questo non deve assolutamente succedere. Noi non dobbiamo pensare “giochiamo contro la squadra che ha fatto meno punti e allora vinciamo sicuro”. Sarebbe uno sbaglio colossale. Noi dobbiamo pensare che sabato ci troveremo di fronte l’Inter: solo con questa mentalità si possono ottenere i tre punti, non certo sottovalutando gli avversari. Non siamo nelle condizioni di poterci permettere ciò: in serie B ogni partita è complicata, nessuno ti regala niente. E noi lo sappiamo».
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Stefano Lanzo
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