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06

Mar
2010
Inserito da  nat99 , nelle categorie Notizie calcio

A differenza del 2004 il tecnico viola si sente favorito, però l’attuale commissario tecnico dell’Inghilterra è ancora una volta un concorrente temibile

TORINO, 6 marzo - Certe omissioni a volte sono più importanti delle dichiarazioni. Cesare Prandelli è un tipo diretto, ma vive una situazione oggettivamente complessa e dire tutto non può. Nemmeno negare tutto, però. Infatti quando ieri i cronisti fiorentini gli hanno chiesto cosa pensasse sulle voci di un suo imminente approdo alla Juve, se l’è cavata con il più classico dei dribbling: « Tutte le volte che mi hanno accostato alla Juve, poi non è successo niente. A un tecnico fa piacere quando il suo nome viene abbinato a società importanti, ma in questo momento non ho la capacità di pensare ad altro che alla sfida di domani ( oggi, ndr) » .

VERSO L’ADDIO - Siamo molto lontani da una smentita o da un’attestato di eterna fedeltà ai colori viola. E molti vicini alla massima attenzione a non dire nulla di sconveniente nell’ottica dei suoi attuali tifosi, ma anche dei prossimi. Quando poi si è passati a parlare di chiusura di un ciclo, il tecnico viola ha bissato: « Non ho mai visto un ciclo concludersi a gennaio » . Infatti si parla di giugno ( lapsus curioso considerato che siamo in marzo, ndr) e, salvo sorprese davvero grosse, per quella data Prandelli si sarà congedato con Firenze. Oggi la sua legittima aspirazione è di chiudere al meglio un’esperienza esaltante, com’è stata davvero la sua in viola.

CONTATTI E INTESE - Se la prossima, di esperienza prandelliana, sarà a tinte bianconere, piuttosto che azzurre, è oggetto di discussione. Siamo certi che il tecnico di Orzinuovi preferirebbe la prima opzione, e contatti con la Juve ce ne sono stati fin dal mese scorso, per quanto derubricati alla voce “ informali”. Prandelli ha dato la propria disponibilità al trasferimento, alla Juve hanno preso atto. Accelerare la pratica non è interesse di nessuno, visto che la Juve deve ancora conquistare la zona Champions e la Fiorentina è in corso in quella attuale. Però nemmeno si potrà differire troppo il momento dell’intesa definitiva.

GLI OSTACOLI - A frapporsi tra il tecnico di Orzinuovi e il club frequentato una trentina d’anni fa da calciatore ci sono due- tre ostacoli. Una porta il nome di Zaccheroni, il cui esemplare comportamento in questo primo mese juventino non ha lasciato insensibili giocatori e società. Per avere reali chance di conferma, però, al tecnico romagnolo servirebbe un vero exploit, tipo la qualificazione alla Champions sommata a una vittoria in Europa League. E complicato ci sembra anche arrivare a Rafa Benitez, che non a caso sta gestendo in prima persona ( al solito) l’attuale mercato del Liverpool. Insomma, oggi come sei anni fa il vero rivale di Prandelli ha il profilo ben noto di Fabio Capello. L’attuale ct dell’Inghilterra è infatti nei piani di chi vedrebbe con favore un radicale cambio della guardia in corso Galileo Ferraris. Far combaciare date e aspettative ( bianconere) sarà però decisamente complicato, per quanto non impossibile. Infatti Prandelli sembra fiducioso sull’epilogo della vicenda, a differenza dell’estate del 2004, quando non si fece mai illusioni sulle sue reali possibilità. E chi più del diretto interessato può fiutare l’aria che tira?Gianni Lovato

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05

Mar
2010
Inserito da  nat99 , nelle categorie Notizie calcio

Vicino l’addio ai Della Valle. Meno agevole ottenere il sì degli altri candidati. Blanc ha incontrato Domenech, che però non può essere un candidato credibile. Capello fino al 21 luglio non potrebbe occuparsi di acquisti, ritiro, programma delle amichevoli. Benitez ha clausole onerose. Crescono le quotazioni del tecnico viola

TORINO, 5 marzo - In tempi recenti Jean Claude Blanc ha in­contrato due volte Ray­mond Domenech, l’ultima a Montecarlo. Magari i due si sono visti anche in altre occasioni, ma i rendez-vous documentati sono quelli. Fossimo nei tifosi biancone­ri, eviteremmo di allarmar­ci. Che un importante diri­gente calcistico francese in­contri il ct transalpino è nell’ordine naturale delle cose e le motivazioni posso­no essere molteplici: dalla necessità di avere un pare­re o magari un aiuto su gio­catori d’Oltralpe ( Franck Ribery, Moussa Sissoko?) piuttosto che su un allena­tore (Laurent Blanc?), alla volontà di approfondire la reciproca conoscenza, a semplici questioni di corte­sia istituzionale, ecc. Ci sen­tiamo invece di escludere l’ipotesi che potrebbe insi­nuarsi come un tarlo nei pensieri del popolo bianco­nero da qui all’estate, cioè che il ct dei Bleus sia in liz­za per succedere ad Alberto Zaccheroni. Di commissari tecnici in corsa per una pol­trona/ panchina bianconera ce ne sono già un paio e pos­sono bastare. Oltretutto lo­ro, a differenza di Domene­ch, hanno i titoli per colti­vare quell’ambizione.

LA LISTA - Marzo, comun­que, sarà un mese molto im­portante per dare un volto all’allenatore della prossi­ma stagione. Le candidatu­re eccellenti rimangono tre: Cesare Prandelli, Fabio Capello e Rafael Benitez ( con Massimo Allegri e lo stesso Zaccheroni a spar­tirsi il ruolo di outsider). L’ordine in cui abbiamo no­minato il terzetto di favori­ti non è casuale, ma legato alle possibilità di vederli realmente a Torino, dando per assodato che tutti han­no lo spessore per ricoprire il delicato ruolo (Capello in tal senso meriterebbe la po­le position).

FINE CORSA - Strappare Prandelli alla Fiorentina non sarà infatti una “ mis­sion impossible”. Il rappor­to tra il tecnico e l’ambien­te viola (ci riferiamo a quel­lo societario, altra cosa è il legame con i tifosi e la città) si è deteriorato molto negli ultimi tempi e i tempi per un divorzio anticipato di un anno, rispetto alla naturale scadenza del contratto, sembrano maturi. Solo il susseguirsi di impegni rav­vicinati e importanti ( alla sfida di domani con la Juve, seguirà il ritorno Cham­pions con il Bayern) ha ri­tardato la resa dei conti, ma chi conosce bene il tecnico ne sottolinea la crescente insofferenza. Prandelli ha voglia di cambiare e soprat­tutto di vincere. La Juve ra­giona sull’opportunità di cambiare e vuole tornare a vincere. Programmi presso­ché identici. Infatti l’im­pressione è che, a differenza dell’estate 2004 quando i colloqui tra il tecnico e la Triade non sfociarono in un accordo, questa volta esista­no tutti i presupposti per un matrimonio. Propedeuti­co all’arrivo di Prandelli a Torino è anche il rapporto ­tornato buono dopo anni di silenzi - con il vicedirettore generale bianconero, Rober­to Bettega.

IL RIBALTONE - Da qui a parlare di accordo immi­nente ne passa. Perché al momento non è facile capire chi, in casa bianconera, si assumerà l’onere della deci­sione finale. Le voci su pos­sibili ribaltoni societari a giugno si susseguono e in attesa di verificarne l’atten­dibilità, risultano comun­que indicative sulla partico­larità del momento. Tanto per essere chiari, una tesi molto dibattuta vuole Ca­pello in cima ai desideri di chi dovrebbe guidare il nuo­vo corso. Mentre il tecnico di Pieris sarebbe meno gra­dito agli attuali vertici, a causa della fuga in direzio­ne Madrid seguita alla ca­duta in B della Juve. Situa­zione oggettivamente com­plessa, sui cui grava un’al­tra considerazione: Capello risulta impegnato fino (teo­ricamente) al 21 luglio e la Juve può aspettare tanto? Non ci riferiamo tanto alla sua presenza fisica a Tori­no, quanto al ruolo di sug­geritore del mercato, di tut­te le incombenze classiche ( scelta del ritiro, del pro­gramma di amichevoli, del­lo staff). Insomma, l’ipotesi Capello/bis è alquanto affa­scinante, ma altrettanto complicata.

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Gianni Lovato

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04

Mar
2010
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Tutti pensano al ct dell'Inghilterra per la prossima stagione. Abramovich lo vorrebbe come sostituto di Hiddink. Il ruolo di allenatore e manager che ricoprirebbe in bianconero rappresenta però un grande stimolo

TORINO, 4 marzo - La Russia non bada a spese. Dava a Guus Hiddink cinque milioni netti a stagione per guida­re la propria Nazionale (che tra l’altro è stata eli­minata dalla Slovenia agli spareggi e non parteci­perà alla fase finale dei campionati mondiali che si terranno in Sud Africa) e adesso vuole Fabio Ca­pello. La potentissima (soprattutto sotto l’aspet­to finanziario) federazione non baderà a spese pur di avere lo stratega di Pieris sulla propria panchina per rilanciare un calcio che negli ultimi mesi è stato ridimensionato. Voci bene informate assicura­no che è lo stesso Roman Abramovich ad averlo sponsorizzato e sarà lo stesso presidente padrone del Chelsea a fare da in­termediario tra la federa­zione inglese e quella rus­sa. E si sa che il magnate di solito ottiene sempre quello che vuole. Oltretut­to la Russia è disposta ad aspettare, senza interferi­re più di tanto, la fine dei campionati del mondo. Dopodiché lancerà l’attac­co con tanti, tantissimi soldi. A proposito di Guus Hiddink: è probabile che accetti l’offerta della Co­sta d’Avorio di Drogba per i prossimi mondiali.

PERICOLO - Un avversa­rio temibilissimo in più per la Juventus che sta pensando al tecnico della Nazionale inglese e al suo principale collaboratore Franco Baldini per recu­perare il terreno perduto. I dirigenti di corso Galileo Ferraris sanno bene che non sarà facile portarlo a Torino ma ci proveranno con grande determinazio­ne: l’idea è partita dall’al­to e, allora, bisogna tenta­re l’impossibile. Il tecnico - garantisce chi gli sta vi­cino e quindi lo conosce bene - non è insensibile al richiamo bianconero. La voglia di riprendersi quel­lo che gli è stato tolto con Calciopoli, il fatto di rivin­cere dove altri hanno falli­to e sfidare l’Inter di Mou­rinho lo alletta. Prima dell’Inghilterra pensava di non guidare più un club italiano ma il tempo ha cancellato questa volontà. E poi la Juve se la porta ancora nel cuore perché è stato bene. Senza trala­sciare un aspetto tutt’al­tro che secondario: nella Juve avrebbe il controllo di tutto. Dalla prima squadra al settore giova­nile. Insomma, la Juven­tus diventerebbe lui.

I TIFOSI - I sostenitori bianconeri, ovviamente, sperano nel suo ritorno. Dai vip ai popolari, dai frequentatori della tribu­na a quelli della curva, dai club organizzati agli ul­tras tutti seguono con at­tenzione l’evolversi della situazione con la speran­za di rivederlo a Torino. E pensare che durante la sua permanenza juventi­na non era amato ma solo rispettato per i risultati che otteneva. Ora i tempi sono cambiati anche per la gente.

Leggi il resto dell'articolo sull'edizione di Tuttosport oggi in edicola Camillo Forte

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01

Mar
2010
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Il brasiliano delude ancora e contesta di nuovo la sostituzione. Al momento di lasciare il campo per far posto a Zebina se la prende con Cannavaro che lo invita ad affrettare il cambio. Però stavolta accetta di restare in panchina

TORINO, 1 marzo - Essì, evidente­mente è così: gli auguri por­tano sfiga. Pure quelli di compleanno, a quanto pare... Ieri, in maglia bianconera, erano in tre a sperare di po­ter festeggiare degnamente, e invece né Christian Poul­sen (30 anni), né Antonio Candreva (23), né Diego (25) potranno godersi a pie­no champagne e candeline. A spegnersi, più che gli stoppi­ni, è stata la Juventus. A partire dall’avvio del secondo tempo.

RISPOSTA(CCIA) - Com­pleanno da dimenticare, in particolar modo, per il brasi­liano. L’ultima volta, contro l’Ajax, Diego aveva sbattuto la porta. Quella degli spo­gliatoi, infilata direttamente e senza passare dal via (vale a dire la panchina, per i clas­sici “saluti” di rito) col muso lungo lungo da tapiro e con l’animo fiaccato nell’orgoglio: il cambio, al 25’ della ripresa, non l’aveva proprio digerito. Ieri, invece, la porta (ma quella issata in campo, av­versaria) non l’ha manco sfiorata. Nessun tiro in gra­do di impensierire Sirigu, poco o nulla degno di nota pure in fase di impostazione: pochi dribbling, zero passag­gi illuminanti. Gara scialba, anonima a dispetto di chi - il tecnico bianconero Alberto Zaccheroni in primis; eppoi i compagni, i tifosi - si atten­deva una risposta sul campo al piccolo caso diplomatico creatosi giovedì scorso. Una risposta, si intende, all’inse­gna del: «Te lo dimostro io, a suon di gol e di giocate, che d’ora in poi prima di sosti­tuirmi dovrai pensarci alme­no due, tre, quattro volte...». L’unica risposta - una rispo­staccia - Diego l’ha invece data a Fabio Cannavaro, an­che questa volta regalando un’uscita di campo al 44’ st (quinta sostituzione di fila) che farà discutere: il difenso­re lo invita ad abbandonare il campo celermente visto che la Juventus deve rimon­tare, lui trova bene di reagi­re malamente replicando a Cannavaro e chiudendo il di­scorso con un bel «porca put­tana ». Anche se poi, questa volta gliene si dà atto, va ad accomodarsi in panchina.

STANCHEZZA - Non è perio­do, no. Gli effetti taumatur­gici del cambio d’allenatore, purtroppo, sembrano essere svaniti prima ancora d’esser­si compiuti interamente. Il talento brasiliano - colui che avrebbe dovuto rappresenta­re la ciliegina sulla torta del­la dispendiosa campagna ac­quisti e, in teoria, di raffor­zamento portata avanti in estate dalla dirigenza - è ap­parso in difficoltà e stanco. Non solo ha dato ragione al­lo Zaccheroni che lo ha sosti­tuito per cinque partite con­secutive, ma ha dato ragione anche allo Zaccheroni che ha spiegato senza mezzi termi­ni che «Diego ha dato segni di stanchezza, Diego deve ri­fiatare». E Diego deve ritro­varsi, aggiungiamo. Fors’an­che farsi trovare, visto che fi­no ad adesso i tifosi juventi­ni non hanno avuto modo di poter gustare - se non a sprazzi - le sue indubbie qua­lità.

Leggi il resto dell'articolo sull'edizione di Tuttosport oggi in edicola Fabio Riva

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18

Feb
2010
Inserito da  nat99 , nelle categorie Notizie calcio

Il brasiliano: «Vietato sottovalutare i nostri avversari, sarebbe folle»

TORINO, 18 febbraio - Non è mai stato un bomber, Joao Pià: l’u­nica volta in cui è andato in doppia cifra di gol in una stagione giocava nel­l’Ascoli, in serie B nel 2003- 04. Ma nel Torino Pià, in sei gare, ha messo a segno due reti e sono ar­rivate altrettante vittorie: la prima zampata nel poker sul Grosseto, l’ulti­mo sigillo dal dischetto contro l’AlbinoLeffe, un gol da tre punti. E l’intesa con Bianchi (ma non è an­data male nemmeno con Arma) migliora giorno do­po giorno: la coppia offen­siva è pronta ricomporsi contro la Salernitana do­po il rientro del centra­vanti dalla squalifica. Pià, sabato a Bergamo, città dove è calcistica­mente cresciuto, ha ri­trovato il gol su rigore, il secondo con il Torino: quanto serve per il mora­le? «E’ fuor di dubbio che se­gnare faccia sempre pia­cere, specialmente per un attaccante. Detto questo, un gol non è importante se non coincide con la vit­toria della squadra: con­tro l’AlbinoLeffe sono ar­rivati i tre punti ed è que­sto ciò che conta. Adesso è assolutamente fondamen­tale trovare una conti­nuità di risultati» . Dica la verità: questa squadra ha davvero la forza per centrare l’o­biettivo serie A? «Sappiamo che il tempo stringe e che non sarà fa­cile, ma possiamo farcela, ne sono sicuro. Una cosa è certa: per ritornare in se­rie A non dobbiamo perde­re neanche per un secondo la nostra umiltà, questo spirito di collaborazione che ci contraddistingue. E’ una questione di menta­lità: noi siamo sulla stra­da giusta e abbiamo il do­vere di andare avanti così, con questa grinta, questa carica. Sempre».

IL CLIMA - Ha parlato di mentalità, uno degli aspetti del “nuovo” Toro che mag­giormente piace ai tifosi: in effetti quando lei è ar­rivato a Torino l’ambien­te attorno alla squadra era ben diverso, si respi­rava atmosfera più tesa. «E’ vero, sembra passato parecchio tempo e invece non è così. La situazione, ai tempi del mio passag­gio in granata, era un po’ più confusa: non ne conosco i motivi e sinceramen­te non mi pongo nemmeno il problema. Preferisco parlare dell’attualità, non del passato: e adesso il cli­ma è perfetto, nello spo­gliatoio come fuori. Stia­mo bene, ci alleniamo be­ne, stiamo ottenendo dei buoni risultati. E’ questo ciò che conta: dobbiamo tornare in serie A e siamo tutti concentrati sull’o­biettivo. Quello che è suc­cesso prima non ci deve toccare» . Sabato arriva a Torino la Salernitana ultima in classifica e con un piede in Lega Pro: classica par­tita “trabocchetto”, quel­le in cui, se ti distrai, ri­schi di perdere punti. «Questo non deve assolu­tamente succedere. Noi non dobbiamo pensare “giochiamo contro la squa­dra che ha fatto meno punti e allora vinciamo si­curo”. Sarebbe uno sbaglio colossale. Noi dobbiamo pensare che sabato ci tro­veremo di fronte l’Inter: solo con questa mentalità si possono ottenere i tre punti, non certo sottova­lutando gli avversari. Non siamo nelle condizioni di poterci permettere ciò: in serie B ogni partita è com­plicata, nessuno ti regala niente. E noi lo sappia­mo».

Leggi tutta l'intervista completa sull'edizione odierna di Tuttosport Stefano Lanzo

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