dilemma | CalcioGratis.com

11

Mar
2010
Inserito da  nat99 , nelle categorie Notizie calcio

Zaccheroni non sa se può concedergli un turno di stop. Marchisio recupera dalla faringite, in dubbio Sissoko. Ma va ko Paolucci: problema al ginocchio

TORINO, 11 marzo - Il riposo può attendere? E’ questo il dilemma che aleggia attorno a Diego Ribas da Cunha. Prima o poi Zac vorrebbe concedergli un turno di riposo, perché è lo stakanovista della Juventus. Tra critiche e resurrezioni, infatti, il brasiliano ha collezionato più presenze di tutti, quest’anno. Ben 34, corredate di 7 gol. Gli manca ancora il sigillo europeo e chissà se stasera colmerà la lacuna.

LA TESTA - Dipenderà dalle ultime valutazioni dell’allenatore bianconero. Un giocatore può sembrare stanco fisicamente ma magari lo è mentalmente. E allora basta un exploit per fargli ritrovare tutte in una volta le energie perdute. Vale per Diego, che dopo il gol di Firenze ha fatto il pieno di allegria e di soddisfazione. Magari pure le gambe ne beneficeranno. Eppure l’eventuale staffetta con Antonio Candreva rimane nell’aria, senza essere certa. Perché se il 28 di Ribeirão Preto si sveglia bello carico è difficile tenerlo fuori dalla battaglia. L’anno scorso con il Werder Brema mica andava in panchina, quando la competizione diventava senza confini. Anzi, era il protagonista numero uno, sia in Champions sia in Uefa.

VALUTAZIONI -
Ora il match con il Fulham è importante, però arriva subito dopo Firenze. Lì, e non a caso, il tecnico ha elogiato la prova di Diego che però seguiva una settimana di intenso lavoro. Appunto, quando c’è il tempo riesce a recuperare, ma quando gli impegni sono ravvicinati... E allora nel discorso entrerà anche il prossimo match, quello di domenica sempre a Torino contro il Siena. Turnover sì, ma solo se è inevitabile...

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05

Mar
2010
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Problemi d'abbondanza per Mourinho: in difesa tornano Cordoba e Samuel. In attacco davanti a Sneijder Milito, più uno tra Eto'o, Balotelli e Pandev

MILANO, 5 marzo - Riabbracciati i tanti giocatori prestati alle nazionali - ben 13 spediti in giro per il mondo, tutti rientrati regolarmente alla base - l'Inter scalda i motori per la gara con il Genoa. Una sfida che Mourinho si appresta a vivere con inediti - almeno negli ultimi tempi - problemì di abbondanza, sia in attacco che in difesa.

EMERGENZA FINITA - Costretto a inventarsi una retroguardia d'emergenza a Udine, il tecnico portoghese può di nuovo contare su Cordoba e Samuel - appiedati per un turno dopo la notte brava con la Sampdoria - mentre in avanti, oltre al solito Sneijder a danzare tra le linee, non ha che l'imbarazzo della scelta fra Pandev, Eto'o e Balotelli, per individuare i due da affiancare all'olandese alle spalle di Milito in un offensivo 4-2-3-1. Intoccabile il Principe - ex amatissimo dal popolo del Grifone - lo Special One sta valutando a chi affidare le altre due maglie per comporre, insieme a Snejider, la griglia d'attacco alle spalle dell'argentino: un dilemma non da poco viste le buone condizioni delle altre punte nerazzurre. Se Supermario - affiancato ad Okaka nell'Under 21 contro l'Ungheria - ha mostrato i consueti lampi di classe e una buona predisposizione al sacrificio, Pandev ha segnato contro il Montenegro spingendo la sua Macedonia alla vittoria mentre Eto'o è apparso poco brillante nel Camerun che ha pareggiato 0-0 con l'Italia. Proprio l'africano potrebbe accomodarsi in panchina, a inizio partita, lasciando spazio a Pandev e Balotelli, già decisivo nella trasferta di Udine domenica scorsa.

DIFESA - Più semplice, invece, la situazione in difesa. Galvanizzato dalla gara con la sua Argentina - vittoriosa in Germania - Samuel dovrebbe tornare a fare coppia con Lucio al centro della difesa. A destra, come consuetudine, la potenza di Maicon e a sinistra la grinta e i polmoni di Zanetti. Sempre che Mourinho non decida di far rifiatare il capitano interista approfittando del ritorno di Cordoba. In attesa di sciogliere gli ultimi dubbi - in mezzo al campo dovrebbero muoversi Stankovic e Muntari - l'Inter è tornata a sudare al completo sull'erba di Appiano Gentile per oliare meccanismi e schemi in vista della gara in programma domenica sera al Meazza. Dopo una prima fase di riscaldamento il gruppo ha svolto esercitazioni per il possesso palla e lo sviluppo dei principi di gioco, oltre a una partitella. Recupero attivo con la palla, invece, per Etòo, Samuel e Sneijder in campo per novanta minuti, mercoledi, con le loro nazionali, oltre a Santon, reduce da infortunio, impegnato a completare la fase di recupero agonistico. Allenamento individuale e specifico, infine, per Cristian Chivu.

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05

Feb
2010
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L'allenatore bianconero: «Voglio rivedere la squadra d'inizio stagione. Possiamo giocare con tre abiti diversi, non solo 4-3-1-2 o 3-4-1-2. L'atteggiamento conta più della tattica. Questo organico è vincente e può riprendersi, su questo non ho dubbi. Però non so quanto ci vorrà per realizzare il mio progetto. Dipende dal carattere dei miei giocatori» 

TORINO, 5 febbraio - Una settimana a lavorare sul piano tattico: 4-3-1-2 o 3-4-1-2? Un dilemma che Zac non si pone. «Ne han parlato gli altri non io, confermo quanto detto l'ultima volta, lavoriamo su due fronti perché la squadra deve sapere cambiaire atteggiamento, anche in corso. Credo che ci siano tre vestiti adatti a questa squadra, lavoreremo su questo. Anche se ho letto qualcosa, preferisco parlare di centrocampo a tre. Questi abiti non servono, contribuiscono, ma non ci fanno vincere le partite. Quello che ci fa vincere è l'interpretazione. Io sto cercando di dare delle informazioni più possibili corrette ai miei giocatori»

TATTICA - Dal punto di vista tattico, Zac spiega: «Un sistema di gioco, 4-3-1-2, lo conoscono. Il 3-4-1-2, lo conoscono meno. Quindi sto cercando di dargli queste informazioni per la partita di domani, ma anche per quelle che verranno. Noi dobbiamo incanalarci sulla strada migliore nel più breve tempo possibile, poi dobbiamo essere bravi a continuare». Tempistiche? «Sul campo do informazoni a loro, sul piano caratteriale sto cercando io di avere informazioni e questo condizionerà i tempi di crescita». Il 4-3-1-2 comunque non va in soffitta. «L'idea iniziale non è sbagliata, credo che ci siano giocatori per giocare col 4-3-1-2-, poi ci sono infortuni, squalifiche. Non esistono giocatori uguali, a seconda del momento cambiamo, con la disponibilità dei giocatori e le caratteristiche degli avversari cambiamo».
 
CAMBIAMENTI - Zaccheroni non vuole fare rivoluzioni. «Cerco di cambiare meno possibile, dovrò cercare di sfruttare quelli che stanno meglio ora. Mi affiderò alle loro caratteristiche».

COSA NON VA - Su quello che non va, si è fatto qualche idea. «Gli infortuni, l'entusiasmo che è un po' scemato, questo porta in tutte le squadre qualche problema, io devo cercare di mettere ordine, ripristinare le caratteristiche, al di là del modulo. I comportamenti a inizio stagione sono vincenti, quelli adottati nel finale danno più svantaggi che vantaggi. Io guardo la prestazione della squadra dal di fuori, la Juve di inizio stagione si stava comportando bene, poi per una serie di situazioni che non conosco, ha cominciato a perdere alcuni punti e posizioni in classifica. io cerco di ripristinare i valori di inizio stagione, a prescindere dal sistema di gioco».

RIMEDI - Come si può tornare sulla strada giusta? «In questo momento spendiamo molto sul piano nervoso, perché i ragazzi sono sensibili, non ci sono ragazzi che non sentono il momento. Nel calcio succede, il bello è che quotidianamente ti si propone l'opportunità di rifarti, quindi dico loro che dobbiamo attrezzarci per ribaltare la situazione». La disponibilità della squadra c'è. «Molto Parto dal talento di questo organico. Se riesco ad attirare su di me la loro attenzione, e  disponibilità ci riprendiamo. In questa prima settimana è stata totale, però non mi illudo perché so che quando c'è un cambio l'attenzione si alza, ora dovrò essere bravo io a tenerla alta».

ALL'ULTIMO - Non c'è tanto tempo, anche se Zaccheroni non pensa che febbraio sia il mese decisivo. «Sono abituato che arrivo sempre all'ultima giornata. I risultati li ho sempre centrati all'ultima giornata. Le premesse le costruiamo in questo mese, poi dobbiamo crescere». L'allenatore della Juve, fa il punto sugli indisponibili. «Per quanto riguarda il rientro degli indisponibili, con tutti i medici abbiamo fatto il punto della situazione chiarito tutti gli aspetti, sappiamo quando potremmo contare su di loro, stiamo gettando le basi per crescere, so che c'è poco tempo, ma dobbiamo gettar le basi, questi sono i miei obiettivi. Sennò non riusciremo mai a esser compatti».

DIEGO - «Il talento di Diego è indiscutibile, il compito dell'allenatore non è insegnare a Diego come si gioca a calcio, ma far esprimere al meglio il collettivo. A me sembra che giocatori al pari del loro rendimento non ce ne fossero. Troppo facile prendersela con i nuovi arrivati. Non mi aspetto di più di quanto hanno reso in passato, mi aspetto che rendano uguale al passato e vale sia  per i nuovi che per i vecchi. Io mi aspetto questa crescita, un gradino domenica scorsa, un altro domani, e spero sia utile per raggiungere il risultato».

DNA - È convinto di una cosa Zaccheroni, la Juve ha il Dna vincente. «Lo vedo dalle espressioni, dagli atteggiamenti, non c'è bisogno di parlare semrpe. Questo organico lo conoscevo da fuori dubbi non ne ho. Dubbi ce li ho sui tempi di realizzazione di quello che ho in mente, Quello di ripristinare i valori che sono nel dna di questa squadra».

DIEGO - «Il talento di Diego è indiscutibile, il compito dell'allenatore non è insegnare a Diego come si gioca a calcio, ma far esprimere al meglio il collettivo. A me sembra che giocatori al pari del loro rendimento non ce ne fossero. Troppo facile prendersela con i nuovi arrivati. Non mi aspetto di più di quanto hanno reso in passato, mi aspetto che rendano uguale al passato e vale sia  per i nuovi che per i vecchi. Io mi aspetto questa crescita, un gradino domenica scorsa, un altro domani, e spero sia utile per raggiungere il risultato».

SPOGLIATOIO - Una cosa ci tiene a precisare, lui giocatori ruffiani non ne vuole: «Non ho mai avuto un giocatore nello spogliatoio al quale chiedere l'umore. Se c'è qualche problema, devo prevenire io quanto può accadere nello spogliatoio. Non mi sono mai portato dietro un giocatore da altre squadre, me lo sono ritrovato. Il giocatore ruffiano nello spogliatoio non lo voglio».

VERA JUVE - Il vero obiettivo di Zaccheroni è ritrovare la vera Juve, quella di inizio stagione. «La Juve vera è quella di inizio stagione, non mi viene in mente un paragone con un'altra disciplina, se uno nel ciclismo in una cronometro ha impiegato un determinato tempo vuol dire che ce l'ha. Se oggi non lo fa c'è qualche problema, ma ce l'ha. Non devo far altro che riportarli a fare quelle cose che hanno dentro. Dobbiamo ricompattarci, la Juve di inizio stagione era molto compatta. La tattica viene dopo, rivoglio la squadra di inizio stagione».

VINOVO - I tanti infortuni e i campi di Vinovo non devono costituire un alibi. «Vinovo la conoscete meglio voi, io sono appena arrivato, non credo ci siano dei problemi di impianto. Prima che l'Inter cominciasse a vincere si parlava solo di infortuni, ricordate. Era una catastrofe, oggi non ci son più. Appiano è sempre Appiano, non è cambiata. Non vorrei Vinovo diventasse un alibi. Vinovo ci dà solo vantaggi. Qui siamo al top, come Appiano, Milanello. Al Milan ho avuto due stagioni senza infortuni poi nell'ultimo hanno due crociati e due collaterali a centrocampo».

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05

Feb
2010
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L'allenatore bianconero: «Voglio rivedere la squadra d'inizio stagione, 4-3-1-2 o 3-4-1-2? L'atteggiamento conta più della tattica. Questo organico è vincente e può riprendersi, su questo non ho dubbi. Però non so quanto ci vorrà per realizzare il mio progetto. Dipende dal carattere dei miei giocatori» 

TORINO, 5 febbraio - Una settimana a lavorare sul piano tattico: 4-3-1-2 o 3-4-1-2? Un dilemma che Zac non si pone. «Ne han parlato gli altri non io, confermo quanto detto l'ultima volta, lavoriamo su due fronti perché la squadra deve sapere cambiaire atteggiamento, anche in corso. Credo che ci siano tre vestiti adatti a questa squadra, lavoreremo su questo. Anche se ho letto qualcosa, preferisco parlare di centrocampo a tre. Questi abiti non servono, contribuiscono, ma non ci fanno vincere le partite. Quello che ci fa vincere è l'interpretazione. Io sto cercando di dare delle informazioni più possibili corrette ai miei giocatori»

TATTICA - Dal punto di vista tattico, Zac spiega: «Un sistema di gioco, 4-3-1-2, lo conoscono. Il 3-4-1-2, lo conoscono meno. Quindi sto cercando di dargli queste informazioni per la partita di domani, ma anche per quelle che verranno. Noi dobbiamo incanalarci sulla strada migliore nel più breve tempo possibile, poi dobbiamo essere bravi a continuare». Tempistiche? «Sul campo do informazoni a loro, sul piano caratteriale sto cercando io di avere informazioni e questo condizionerà i tempi di crescita». Il 4-3-1-2 comunque non va in soffitta. «L'idea iniziale non è sbagliata, credo che ci siano giocatori per giocare col 4-3-1-2-, poi ci sono infortuni, squalifiche. Non esistono giocatori uguali, a seconda del momento cambiamo, con la disponibilità dei giocatori e le caratteristiche degli avversari cambiamo».
 
CAMBIAMENTI - Zaccheroni non vuole fare rivoluzioni. «Cerco di cambiare meno possibile, dovrò cercare di sfruttare quelli che stanno meglio ora. Mi affiderò alle loro caratteristiche».

COSA NON VA - Su quello che non va, si è fatto qualche idea. «Gli infortuni, l'entusiasmo che è un po' scemato, questo porta in tutte le squadre qualche problema, io devo cercare di mettere ordine, ripristinare le caratteristiche, al di là del modulo. I comportamenti a inizio stagione sono vincenti, quelli adottati nel finale danno più svantaggi che vantaggi. Io guardo la prestazione della squadra dal di fuori, la Juve di inizio stagione si stava comportando bene, poi per una serie di situazioni che non conosco, ha cominciato a perdere alcuni punti e posizioni in classifica. io cerco di ripristinare i valori di inizio stagione, a prescindere dal sistema di gioco».

RIMEDI - Come si può tornare sulla strada giusta? «In questo momento spendiamo molto sul piano nervoso, perché i ragazzi sono sensibili, non ci sono ragazzi che non sentono il momento. Nel calcio succede, il bello è che quotidianamente ti si propone l'opportunità di rifarti, quindi dico loro che dobbiamo attrezzarci per ribaltare la situazione». La disponibilità della squadra c'è. «Molto Parto dal talento di questo organico. Se riesco ad attirare su di me la loro attenzione, e  disponibilità ci riprendiamo. In questa prima settimana è stata totale, però non mi illudo perché so che quando c'è un cambio l'attenzione si alza, ora dovrò essere bravo io a tenerla alta».

ALL'ULTIMO - Non c'è tanto tempo, anche se Zaccheroni non pensa che febbraio sia il mese decisivo. «Sono abituato che arrivo sempre all'ultima giornata. I risultati li ho sempre centrati all'ultima giornata. Le premesse le costruiamo in questo mese, poi dobbiamo crescere». L'allenatore della Juve, fa il punto sugli indisponibili. «Per quanto riguarda il rientro degli indisponibili, con tutti i medici abbiamo fatto il punto della situazione chiarito tutti gli aspetti, sappiamo quando potremmo contare su di loro, stiamo gettando le basi per crescere, so che c'è poco tempo, ma dobbiamo gettar le basi, questi sono i miei obiettivi. Sennò non riusciremo mai a esser compatti».

DIEGO - «Il talento di Diego è indiscutibile, il compito dell'allenatore non è insegnare a Diego come si gioca a calcio, ma far esprimere al meglio il collettivo. A me sembra che giocatori al pari del loro rendimento non ce ne fossero. Troppo facile prendersela con i nuovi arrivati. Non mi aspetto di più di quanto hanno reso in passato, mi aspetto che rendano uguale al passato e vale sia  per i nuovi che per i vecchi. Io mi aspetto questa crescita, un gradino domenica scorsa, un altro domani, e spero sia utile per raggiungere il risultato».

DNA - È convinto di una cosa Zaccheroni, la Juve ha il Dna vincente. «Lo vedo dalle espressioni, dagli atteggiamenti, non c'è bisogno di parlare semrpe. Questo organico lo conoscevo da fuori dubbi non ne ho. Dubbi ce li ho sui tempi di realizzazione di quello che ho in mente, Quello di ripristinare i valori che sono nel dna di questa squadra».

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25

Gen
2010
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Con il tecnico attuale ormai completamente sfiduciato la dirigenza si interroga sul futuro del club. Le ipotesi sono tre: traghettatore in attesa di Lippi, stessa scelta ma per consegnare i bianconeri in mano a Benitez a giugno, oppure abbandono del progetto iniziale e chiavi in mano a Hiddink

TORINO, 25 gennaio - Difficile che con questo freddo a Vinovo spuntino le margherite, ma se dovesse accadere non ci stupiremmo di vederne sfogliare una negli uffici dirigenziali della Juventus. Oggi Blanc, Secco e Bettega, insieme con l'avvocato fiscalista Briamonte, hanno studiato il modo migliore per ringraziare Ferrara e dare all'attuale tecnico un benservito più che mai indispensabile, vista la crisi nera in cui versa la squadra. Sarà questo il primo passo indietro rispetto alla tenacia con cui i vertici del club sono rimasti attaccati al loro progetto, ormai palesemente inadeguato.

E DOPO IL BENSERVITO? - Se Ciro è ormai un 'dead man walking' condannato a salutare, l'altro passo ben più importante sarà scegliere a chi mettere in mano il futuro tecnico della squadra. Traghetto o progetto, questo il dilemma dibattuto nel vertice di Vinovo e che continua a martellare la testa di presidente, vicedirettore generale e direttore sportivo.

ATTENDERE LIPPI - La prima opzione in mano alla dirigenza è quella di continuare con il progetto Lippi, valutando Ferrara come un incidente di percorso e rivolgendosi ad una personalità vicina al club per chiedergli qualcosa di grande come prendere la squadra, riportarla nell'Europa che conta e ridarle dignità, per poi affidarla all'attuale ct della Nazionale una volta terminata l'avventura in Sudafrica. Gentile? Un'idea. Con il Trap che si defila e l'opzione Vialli sospesa nell'aria.

WAITING FOR RAFA - Alternativa al progetto Lippi è una candidatura forte, come è quella di Rafa Benitez. Il tecnico del Liverpool è attualmente troppo coinvolto con i suoi Reds per pensare di poterci arrivare a gennaio, ma visti i risultati altalenanti del club in questo ultimo periodo non è detto che a giugno, come ha lasciato intendere l'agente del tecnico, non si possa chiudere. Anche in questo caso servirebbe un allenatore di passaggio. Con la speranza di non dover aspettare Godot.

JUVE ALL'OLANDESE - Il punto di rottura forte e immediato con la tattica attendista sarebbe però un'altra scelta. Quella di fare un altro bel passo indietro, tirare fuori dalle casse un altro investimento importante e affidare le chiavi della fuoriserie bianconera in maniera immediata ad un grande tecnico con un suo progetto di gioco e di crescita. Il nome è ovviamente quello di Hiddink.

VINOVO SOTTO ACCUSA - In attesa della scelta continuano gli infortuni, stavolta è Marchisio a lasciare di nuovo i compagni e a dare loro l'arrivederci. Se Vinovo è un campo di tutto rispetto e non c'entra nulla, allora forse è meglio informarsi su come combattere malefici o incantesimi che infestano il campo d'allenamento bianconero. Ma se il clima, l'umidità e il terreno non sono ideali al gioco del calcio e anzi sono il principale fattore della crescita esponenziale degli infortuni da quando nel 2006 (dopo Capello) si abbandonò la Sisport, allora la dirigenza dovrebbe valutare immediatamente anche questo. Perché se Ferrara ha le sue colpe, bisogna anche riconoscergli di avere avuto sempre a disposizione una rosa decimata. E il problema, a memoria d'uomo, è stato di primaria importanza anche nelle due stagioni di Ranieri.

Vladimiro Cotugno

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