
Il tecnico dei bavaresi: «Meglio venderlo: faremmo un sacco di soldi»
MONACO DI BAVIERA, 10 marzo - Che cosa farà Franck Ribery da grande? Louis van Gaal ammette di non averne idea. Da mesi si rincorrono le voci sulla volontà del francese di lasciare il Bayern Monaco. La lista dei pretendenti è lunghissima, dal Real Madrid al Chelsea alla Juve. Il club più titolato di Germania ha già detto che se il giocatore transalpino non firmerà il rinnovo del contratto (che scade nel 2011) prima della fine di questa stagione, allora sarà venduto. «Se lo guardo allenarsi come un pazzo per essere al meglio contro la Fiorentina - dice van Gaal - allora penso che resterà con noi. Poi leggo i giornali e penso che non rimarrà. È una situazione difficile. Se vuole andarsene, dovremmo venderlo adesso, perché il Bayern ci farebbe un sacco di soldi».
A inizio stagione aveva fatto chiaramente capire di voler lasciare il poco ambizioso Bayern Monaco per andare in un grande club europeo, magari il Real Madrid o il Chelsea. E le difficoltà nel rapporto con il nuovo tecnico dei bavaresi van Gaal avevano rinforzato questa sua decisione. Poi la situazione è cambiata: con van Gaal le cose hanno cominciato a migliorare e il Bayern, dopo un inizio di stagione complicatissimo, si è ripreso (è primo in Budesliga, ancora in corsa in Coppa di Germania e ai quarti di Champions League).
La volontà del vice-campione del mondo è abbastanza chiara: lasciare il Bayern per andare in un club che gli permetta di vincere la Champions League. Ma è pronto a cambiare idea se la società tedesca dimostrasse di voler investire ancora per tornare al top in Europa. Per il momento, i bavaresi sono arrivati ai quarti di Champions League eliminando (con l’aiuto dell’arbitro Ovrebo) la Fiorentina. Se dovessero andare ancora avanti, il francese potrebbe cambiare idea. «È stato molto importante per noi andare avanti - ha dichiarato ieri Ribery dopo il match con la Fiorentina -. Sapevamo che non sarebbe stata facile e il clima non ci ha aiutato, soprattutto nel primo tempo. Abbiamo fatto una grande prova di squadra aiutandoci l’uno con l’altro. Se giochiamo da squadra, possiamo fare bei risultati». Sul suo futuro, come si vede, neanche una parola.

Blitz a sorpresa del presidente al centro Sisport. Oggi incontra Tesoro
TORINO, 10 marzo - Senza saperlo, tuttavia condividendo le medesime emozioni, il proprietario del Torino e il presidente della Pro Patria hanno vissuto la vigilia dell’odierno appuntamento che li attende allo stesso modo: incitando e allo stesso tempo rassicurando i loro allenatori e i loro giocatori. Era primissimo pomeriggio quando Urbano Cairo a Torino varcava i cancelli della Sisport ora inibiti all’accesso dei giornalisti e dei tifosi. Non sarebbe stato comunque un blitz segreto: né peraltro potrebbe esserlo quando il Numero Uno antepone la sua passione per il calcio all’attenzione per le sue aziende a Milano. Contemporaneamente Antonio Tesoro raggiungeva il centro sportivo di Busto Arsizio, accanto allo stadio cittadino, dove poi sarebbe restato sin dopo le 19.
IL DONO - Cairo è sceso negli spogliatoi, dopo essere stato accolto dal direttore sportivo Gianluca Petrachi e dal team manager Giacomo Ferri, e prim’ancora di scambiare qualche riflessione con l’allenatore Stefano Colantuono - lo avrebbe poi fatto dopo la seconda seduta in programma ieri, all’imbrunire - ha raggiunto i giocatori, ai quali peraltro era già stato chiesto dopo l’allenamento mattutino di arrivare per la ripresa dei lavori un po’ prima del canonico orario. Lì per lì i granata hanno pensato che il tecnico volesse spendere quel ritaglio di tempo per una riunione tecnica, in vista della partita di sabato ad Ancona. Soltanto più tardi avrebbero invece compreso come quel momento era dedicato alla visita del presidente. Non chiamatela, però, sorpresa. Quest’emozione, semmai, li avrebbe colti nel momento in cui il presidente ha consegnato a ciascuno di loro un suo pensierino. Un bel gesto, una dimostrazione d’attenzione e di sensibilità: così è stato metabolizzato dalla squadra, se a Cairo può far piacere saperlo.
LOW PROFILE - In genere il presidente si concede senza parsimonia, allorché si trova in mezzo ai suoi giocatori. Ieri invece ha mantenuto il profilo basso che sta ormai osservando da alcuni mesi: poche parole, però incisive e mirate. Cairo ha infatti cercato qua e là gli interlocutori cui dedicare le sue attenzioni: sempre in forma individuale, così da far sentire unico e importante il giocatore prescelto. Anche l’ultima delle riserve, e questo perché Cairo crede ciecamente nella forza del gruppo, dove anche chi riveste il ruolo più marginale può risultare determinante per raggiungere l’obiettivo generale. Ai granata maggiormente rappresentativi, a coloro ai quali in un certo senso spetta la responsabilità maggiore - e non solo per censo - il presidente ha poi tributato il suo accorato convincimento: «Io credo ancora nella promozione, credeteci anche voi. Che sia diretta o attraverso i playoff non fa differenza e comunque non pensiamoci ora. Complimenti per la vittoria di sabato scorso contro il Frosinone, ora forza e coraggio: siate brillanti anche ad Ancona. State tranquilli, e avanti così».
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Stefano Lanzo
Piero Venera

Il tecnico del West Ham avverte i bianconeri: «In Premier si viaggia sempre a mille, guai a sottovalutare la squadra di Roy Hodgson»
TORINO, 10 marzo - Messaggio ai naviganti: «Guai a sottovalutare il Fulham» . Proviene da Londra l’invitoammonimento e forse casca a proposito in riva al Po, perché l’impressione è che dopo aver superato un club blasonato come l’Ajax, nell’ambiente juventino qualcuno giudichi alla stregua di una formalità l’ottavo di finale contro la più antica ( e meno vincente, va detto) delle formazioni londinesi. Del Fulham si parla poco, lo fa appunto Gianfranco Zola, il latore del messaggio.
L'AVVERTIMENTO - Uno che conosce alla perfezione pregi e difetti del calcio nostrano e ancor più di quello d’Oltremanica. Relativamente al Fulham, Zola ricorda lo scampato pericolo risalente a inizio stagione, quando con il suo West Ham riuscì a strappare al 90’ ( gol di Sullivan) un soffertissimo 2-2. E soprattutto il tecnico degli Hammers parla dei prossimi rivali bianconeri avendo ben presente la classifica della Premier League, che lo vede undici punti indietro rispetto al flemmatico Roy Hodgson.
NUOVE GERARCHIE - La Juve ha un altro pedigree, su questo Zola conviene: «C’è chi sostiene che in Italia non ci siano buone squadre in questo periodo. In realtà sulla carta ce ne sono di ottime e la Juve è tra queste». Eppure l’ex asso di Cagliari, Napoli e Chelsea, non si sbilancia nel pronostico, nel senso che evita di indicare una favorita: «Sarà una sfida equilibrata tra una grande italiana e una formazione di metà classifica inglese. Questo a mio avviso dimostra l’attuale superiorità della Premier League sulla serie A. In tempi non lontani non ci sarebbe stata storia». E per la verità non ci sarebbe stata nemmeno questa sfida di Europa League, competizione ( vale anche per la vecchia Uefa) che i bianconeri hanno frequentato poco.
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'Capisco che per i viola sia difficile accettare eliminazione'
(ANSA)-FIRENZE,9 MAR- 'Comprendo sia difficile per la Fiorentina accettare l'eliminazione, visto che il gol decisivo e' stato quello in fuorigioco a Monaco'. Lo afferma il tecnico del Bayern Louis Van Gaal al termine del 2-3 al Franchi. Il centrocampista Schweinsteiger e' convinto di avere pienamente meritato la qualificazione: 'La Fiorentina ha giocato molto bene concedendo pochissimo, ma nell'arco delle due partite credo che il Bayern abbia dimostrato di essere piu' forte, con una maggiore qualita di gioco''.

Il terzo pareggio nelle ultime quattro partite preoccupa la capolista
MILANO, 9 marzo - L’Inter scopre di essere in crisi. Non è una primizia nell’era Mourinho: era infatti accaduto già due volte nella scorsa stagione (prima a gennaio con il ko di Bergamo e i pareggi a San Siro - con Torino e Cagliari, quindi tra aprile e maggio con la sconfitta di Napoli e i tre pareggi con Palermo, Juventus e Chievo) e la squadra era sempre riuscita a venirne fuori senza problemi. Il che basta e avanza per evitare di istruire processi o scongiurare scenari apocalittici. Tuttavia, come dimostrano le critiche di Massimo Moratti verso l’atteggiamento tenuto dalla squadra nella gara col Genoa, occorre mantenere gli occhi aperti. Perché il calendario (trasferte a Catania e Palermo inframmezzate dalla sfida col Chelsea) sembra un campo minato e perché un ulteriore passo falso trasformerebbe la volata scudetto in una tonnara.
MOURINHO RISCHIA? - La partita col Genoa ha messo sotto gli occhi di tutti quanto sia penalizzante per il rendimento della squadra non avere un trascinatore come Mourinho in panchina. È pensiero comune a Palazzo Saras che con l’uomo di Setúbal in panchina, nel secondo tempo sarebbe arrivato quel golletto necessario per la vittoria. Il problema però sta a monte e a quel gesto delle manette fatto a favor di telecamera durante Inter-Samp (20 febbraio) che gli è costato tre giornate di squalifica. Mourinho però è fatto così, prendere o lasciare. Domenica, per esempio, il portoghese, animato dal sacro fuoco che gli brucia dentro, si è attaccato alla balaustra per urlare i suoi ordini alla panchina. Atteggiamenti che potrebbero costargli un ulteriore turno di squalifica.
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Stefano Pasquino
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