
Registro servira' a valutare le minacce degli ultra'
(ANSA) -MADRID,26 FEB -I club spagnoli dovranno redigere liste coi nomi dei tifosi per consentire alle autorita' di controllare i soggetti potenzialmente pericolosi. Il registro avra' lo scopo di aiutare a valutare le minacce costituite dai tifosi e monitorare le attivita' dei gruppi estremisti, ma anche fissare protocolli sulla sicurezza degli impianti sportivi e sui sistemi per svelare la presenza di armi.

Intercettazioni, sentenze aggiustate e l’orgoglio per due anni di sucessi con le parole che usa Capello per la Juve 2004-2006
ROMA, 25 febbraio - Nessuno dubita del fatto che Mourinho sia arrivato in Italia e onesto se ne ripartirà quando avrà concluso il suo lavoro all’Inter. La speranza è che la finisca, proprio lui, di fare la morale preventiva o postuma dimenticando pezzi rilevanti del passato. Avevamo ritrovato le volte in cui aveva insultato e certo provocato, messo alla berlina gli arbitri italiani (
DIMENTICANDO PORTO - Quando Mourinho parla di onestà e Calciopoli all’italiana, come spesso gli capita, dimentica brani della realtà non virtuale. Dimentica di quando un suo presidente, quello del Porto, brigò per evitargli una mazzata per le minacce in campo al giocatore Rui Jorge, ottenendo dalla Lega Calcio portoghese il vantaggio di una squalifichetta meno che italiana. Il suo Porto, l’anno in cui divenne campione di Portogallo conquistando il diritto alla Champions che poi vinse col Mou alla guida, venne penalizzato di 6 punti per lo scandali «fischietti d’oro», il suo presidente Pinto da Costa accusato di maneggi arbitrali e di acquisto di favori sessuali (a base di orge con prostitute) squalificato per due anni sempre in seguito a quella complessa vicenda giudiziaria-politica-amministrativa-sportiva che sconvolse il Portogallo tra il 2006 e il settembre 2009, di seguito pubblichiamo una interessante intercettazione in cui Pinto da Costa lavora per aggiustare una sentenza sul Mourinho, che aveva dato in escandescenze durante un match contro lo Sporting. Per evitargli una squalifica lunga si ricorre anche all’invenzione di uno sciopero di solidarietà dei giocatori del Porto per far saltare il big-match contro il Benfica.
Per la cronaca, il Tar di Lisbona alla fine di un lungo procedimento ha dato ragione agli avvocati difensori degli imputati prosciolti dalla giustizia penale e amministrativa perché tutte le interessanti intercettazioni di cui si è letto in quegli anni sono state considerate inutilizzabili ai fini della giustizia sportiva e mal prodotte da quella penale. Alcuni dei protagonisti dello scandalo e degli aggiustamenti di partite e di arbitraggi ora stanno chiedendo risarcimenti alla Lega e alla Federcalcio portoghese.
A MORTE… - Tra le intercettazioni telefoniche annesse al processo "Fischietto dorato", tra i dirigenti del Porto, c’è ne sono alcune che ricordano l’episodio del 31 gennaio 2004. In campo Mourinho insulta il giocatore del Sporting, Rui Jorge dicendogli che sarebbe piaciuto che fosse morto in campo dopo l'incontro del 31 gennaio 2004. Le conversazioni tra i dirigenti dei Dragoni dopo il match all’Alvalade indicano le pressioni esercitate presso la Lega affinché Mourinho non fosse punito, i protagonisti sono Pinto da Costa, il presidente del Porto, Enrique e Caldeira (i vertici del club) le trascrizioni risalgono ai giorni che seguirono agli incidenti fino al giudizio che ha portato alla squalifica di dieci giorni e 3000 euro per Mou: un castigo lieve in considerazione di quanto ammesso dagli stessi dirigenti portisti sul comportamento del tecnico in campo. Per far pressioni su Valentin Loureiro, presidente della Lega Calcio Portoghese, Pinto da Costa è arrivato a simulare una ribellione dei giocatore che minacciavano di non giocare il superclassico contro il Benfica nello stadio da Luz. Durante quei giorni i dirigenti si sono adoperati in conversazioni molteplici e la punizione della Disciplinare della Lega portoghese finì per esser abbastanza inferiore a quello che loro stessi hanno ammesso. Caldeira ha anche chiesto a Pinto da Costa di bypassare il referto di gara puntando in alto, perché Mourinho pretendeva massima solidarietà pubblica dai suoi dirigenti.
LA TELEFONATA - Pinto da Costa (presidente del Porto) chiama Valentim Loureiro (presidente della Lega Calcio portoghese) e minaccia lo sciopero dei giocatori del Porto, che non andranno a giocare a Lisbona contro il Benfica se Mourinho sarà punito. L'intenzione non è mai stata vera, come si comprova in altre telefonate: era solo una sceneggiata per alzare la tensione sul verdetto. Pinto: I giocatori sono riuniti qui nello stadio e vogliono saltare la partita al da Luz. Loureiro: Saltare? Pinto: Sì: perderemo i tre punti, ma non c'è problema. Loureiro: Oh. Pinto: non vogliono giocare e Mourinho vuole denunciare il delegato della Lega che fatto il referto, ha già preso un avvocato. Loureiro: Vediamoci, vieni da me. Pinto: io sono con i giocatori in riunione, ora, ci sentiamo dopo.
MOU COME CAPELLO - Singolare (potete riascoltare il tutto nel video) anche sentire - a proposito di Calciopoli - parlare Mourinho con le stesse parole che usano Capello, Cannavaro, Buffon, Camoranesi, Ibrahimovic e tutti i protagonisti della Calciopoli italiana per difendere l’impegno e l’onorabilità dei calciatori e tecnici che - in anni poi conosciuti come anni di scandalo sportivo - anche al Porto hanno vinto nei due anni segnati da quello scandalo Fischietti d’oro, sanato per un vizio di forma. «Quello che io ho sentito e sempre, io e non solo io, tutti quelli che hanno lavorato nel Porto è che abbiamo contribuito a due anni di vittorie con l’idea fissa di vincere, abbiamo lavorato molto per ottenere quelle vittorie. Abbiamo tutti i meriti di questi successi e nessuno riuscirà a farmi pensare il contrario su quei due anni al Porto. Sento un orgoglio enorme per quanto fatto nel Porto, e nessuno riuscirà mai a modificare queste sensazione, un orgoglio interiore enorme e immodificabile da questa vicenda che coinvolge il Porto», così parlò Mou, cambiando il nome. .

Lo show di ieri sera in Inter-Samp non è il primo per il portoghese
TORINO, 21 febbraio - Dalle corna di Cassano all'arbitro Rosetti, a Ibrahimovic che zittisce i proprio tifosi toccandosi anche l'apparato genitale, il calcio italiano ne ha viste di tutti i colori, e in questa galleria di eccessi comportamentali non manca Josè Mourinho. Il suo gesto delle manette dopo l'espulsione di Samuel in Inter-Sampdoria ha fatto infuriare colleghi e arbitri.
A squalifiche e multe per plateali proteste dalla panchina - oltre che ai consueti duelli verbali a distanza - Mourinho non è nuovo. I tifosi europei inglesi lo ricordano per una clamorosa protesta in Chelsea-Barcellona, quando una contestata decisione arbitrale lo spinse a strappare dalle mani di un collaboratore un computer dal quale seguiva in diretta tv la partita e a brandirlo al direttore di gara reclamando la visione dell'improvvisata moviola di bordo campo. Nel 2004, quando vinse la Champions League con il Porto, dopo aver baciato la Coppa con l'espressione imbronciata andò subito via, non fermandosi a festeggiare con i suoi giocatori. Si era comportato così in polemica con una parte del pubblico, successivamente i giornali scrissero che Mou aveva fatto qualche complimento di troppo alla moglie di uno dei capi della tifoseria del Dragao e per questo aveva ricevuto delle minacce.
Ancora in Inghilterra, un Chelsea-Liverpool finale di coppa di Lega finì con il portoghese che litigava con i tifosi dei Reds a bordo campo. In Italia sono rimaste impresse le sue smorfie a bordo campo, i suoi gesti per spingere il pubblico a incitare la squadra (plateali quelli fatti nell'ultimo derby), le occhiate di fuoco e i rimproveri a Balotelli che, durante il recente match di Coppa Italia con la Juventus, gli ha risposto per le rime. Il tecnico lo aveva ripreso perché Super Mario si era attardato nella metà campo avversaria per un problema a una lente a contatto.
Mourinho è stato anche protagonista di un aggressione, più che altro verbale, a un giornalista del "Corriere dello Sport", per la quale ha patteggiato 13mila euro di multa, mentre nella scorsa stagione si ricordano suoi atteggiamenti plateali di protesta (e di strafottenza) nei confronti dell'arbitro Orsato dopo il ritorno della semifinale di Coppa Italia contro la Samp, che sancì l'eliminazione dei nerazzurri. C'è stata poi la sua espulsione nel corso della sfida con la Fiorentina a S. Siro, poi non punita con la squalifica: se la cavò con 10mila euro di multa. Questa decisione fece infuriare l'allora tecnico doriano Walter Mazzarri, che per un analogo gesto di applausi di scherno prese cartellino rossi e multa. Di gestaccio di Mourinho si è parlato anche in occasione della sua espulsione in Cagliari-Inter, ma il tecnico sostenne che in realtà si era limitato a mimare un fallo di Astori per il quale pretendeva l'ammonizione. In Inghilterra non avrebbe potuto permetterselo, ma sia sa che quello della Premier League è un altro calcio, soprattutto in fatto di fair play. In ogni caso il giudice sportivo inflisse un turno di squalifica e 15mila euro di multa allo Special One.

'Pezzo di m.... stai attento a quello che dici che finisci male'
(ANSA) - ROMA, 18 FEB - L'ex dg della Juve, Luciano Moggi, e' stato citato a giudizio per minacce nei confronti dell'ex ds della Roma, Franco Baldini. L'accusa fa riferimento a un'udienza del processo Gea, nel quale Baldini e' stato il grande accusatore di Moggi. Dopo aver puntato il dito a 10 centimetri dal suo naso - come Baldini denuncio' in aula prima di deporre - l'ex dg juventino lo avrebbe apostrofato dicendo: ''Buon giorno pezzo di m..., stai attento a quello che dici che finisci male''.

Prosegue oggi, di fronte alla nona sezione del tribunale di Napoli prosegue l’audizione del tenente colonnello Attilio Auricchio, l’ufficiale dei carabinieri che era il braccio operativo dei pm di Napoli nell’indagine per associazione per delinquere contro Moggi e altri 23
TORINO, 16 febbraio - Settimana calda sul fronte Calciopoli: di fronte alla nona sezione del tribunale di Napoli prosegue l’audizione del tenente colonnello Attilio Auricchio, l’ufficiale dei carabinieri che era il braccio operativo dei pm di Napoli nell’indagine per associazione per delinquere contro Moggi e altri 23. Auricchio finirà di esporre la sua analisi sull’indagine cominciata nel luglio 2004: probabile che il controesame del teste da parte dei difensori ,che annunciano battaglia, avvenga nell’udienza del 5 marzo.
Domani invece, davanti alla Corte di Appello di Roma, riesame del processo Gea che a gennaio 2009 portò alla condanna per violenza privata e minacce di Luciano Moggi e di suo figlio Alessandro (18 mesi e 14 indultabili) e al proscioglimento degli agenti Davide Lippi, Franco Zavaglia e Pasquale Gallo.Alvaro Moretti
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