pugno | CalcioGratis.com

22

Feb
2010
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Il tecnico dell'Inter prende anche 40 mila euro di ammenda per i suoi comportamenti durante il match con la Samp e in particolare «per avere mimato "le manette" e per avere inoltre nell'intervallo, nel sottopassaggio, rivolto all'arbitro e agli assistenti espressioni ingiuriose». Tra i giocatori nerazzurri, due turni per Cambiasso e Muntari, uno per Samuel e Cordoba. Inibizione per Oriali. Juve: un turno a Marchisio

TORINO, 22 febbraio - Tre giornate di squalifica più un'ammenda di 40.000 euro. Questa la decisione del giudice sportivo nei confronti del tecnico dell'Inter, Josè Mourinho per il gesto delle "manette" fatto dal portoghese durante la partita contro la Sampdoria.

Mourinho è stato fermato per tre turni: "per avere, nel corso della gara, contestato ripetutamente l'operato arbitrale con atteggiamenti plateali, in particolare mimando, al 35° del primo tempo ed al 10° del secondo tempo, "le manette", con i polsi incrociati e le braccia rivolte verso il pubblico e verso le telecamere presenti ai bordi del campo; per avere inoltre, nell'intervallo, nel sottopassaggio che adduce agli spogliatoi, rivolto all'Arbitro ed agli Assistenti espressioni ingiuriose; per avere, infine, nel corso della gara, contestato ripetutamente la presenza dei collaboratori della Procura federale, collocatisi nei pressi delle panchine di entrambe le squadre; infrazioni rilevate dai collaboratori della Procura federale; con recidiva specifica reiterata".
 
Inibizione fino all'8 marzo 2010 e ammenda di 10.000 euro per Gabriele Orari "per avere, nel corso della gara, contestato ripetutamente la presenza dei collaboratori della Procura federale, collocatisi nei pressi delle panchine di entrambe le squadre; infrazione rilevata dalla Procura federale; con recidiva reiterata".

STANGATA INTER - Sempre relativamente all'Inter, il Giudice sportivo ha poi inflitto due turni di squalifica a Cambiasso "per avere, nell'intervallo, nel sottopassaggio che adduce agli spogliatoi, tentato di colpire con un pugno un calciatore della squadra avversaria; infrazione rilevata dai collaboratori della Procura federale" e Muntari "per avere, al 35° del primo tempo, uscendo dal terreno di giuoco per la sostituzione, rivolto ripetutamente un'espressione ingiuriosa agli Ufficiali di gara; infrazione rilevata dal Quarto Ufficiale.", e un turno di stop a Samuel e Cordoba. Al club nerazzurro anche 25.000 euro di ammenda "per avere suoi sostenitori, al 39° del primo tempo, lanciato sul terreno di giuoco una bottiglia in plastica in direzione di un Assistente; per avere, nel corso della gara, fatto esplodere nel proprio settore una decina di petardi; per avere, tra il 40° del primo tempo e l’inizio del secondo tempo, esposto uno striscione dal contenuto ingiurioso per gli Organi federali; per avere infine, nel corso del secondo tempo, indirizzato all'Arbitro cori insultanti; entità della sanzione attenuata ex art. 14 comma 5 in relazione all'art. 13 comma 1 lettera b) CGS per avere la Società concretamente operato con le forze dell'ordine a fini preventivi e di vigilanza". E altri 10.000 euro di multa "a titolo di responsabilità oggettiva per aver ingiustificatamente ritardato l'inizio del secondo tempo di circa cinque minuti; recidiva reiterata".

LE ALTRE SQUALIFICHE - In relazione all'ultima giornata di campionato, squalifica di due giornate per Rivas (Livorno). Fermati per un turno: Zapata (Udinese), Pazzini e Pozzi (Sampdoria), Raggi (Bologna), Rigoni e Morero (Chievo), Del Grosso (Siena), Antonio Filippini e Pulzetti (Livorno), Grava (Napoli), Marchisio (Juventus), Mascara (Catania), Muslera (Lazio).

MULTE ALLE SOCIETA' - Ammenda di 10.000 euro all'Atalanta, 5.000 al Catania, 4.000 al Bari, 3.000 al Siena, 2.000 Cagliari.

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19

Feb
2010
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Nel girone di ritorno solo il Sassuolo ha fatto meglio dei granata

TORINO, 19 febbraio - Dei dodici punti fin qui passati in aggiudicato nel girone di ritorno, il Torino ne ha fatti propri otto. Un bicchie­re pieno oltre la metà, benché insufficienti (quei punti) per una squadra che deve ovviare al mese e mezzo di stupidaggi­ni e follie che, tra la fine di no­vembre e l’avvio del nuovo an­no, ne ha compromesso le am­plissime possibilità di promo­zione. Insomma, ai granata sarebbe servito il filotto 4x4. Quattro vittorie in quattro giornate, per sistemare un bel pugno sul tavolo del campio­nato in grado di sottolineare con aggressiva credibilità il grido: «Ci siamo di nuovo an­che noi!».

QUANTI RIMPIANTI Tutta­via, se si ricorda quale e quan­ta era la stoltezza da cui si pro­veniva; se non scordiamo che appena ieri il Torino era un’ac­colita sgangherata alla deriva, dilaniata da pressioni esterne e depressioni interne, insom­ma un morto che cammina, al­lora quegli 8 punti sono tanta roba e sono financo sorpren­denti. Prima cosa, sono il frut­to di 4 partite senza sconfitta: evento quanto mai significati­vo, giacché in questo torneo non si era mai verificato nean­che quando il Toro veleggiava in vetta e limitrofi (al massimo aveva raccattato 3 risultati utili di fila: 3 miseri pareggi con Lecce, Piacenza e Cesena). In questa (quasi trovata) con­tinuità si innestano due rifles­sioni a pioggia. Se si guarda la classifica del girone di ritorno, si evince che i granata, con so­li 2 pareggi e 2 vittorie nell’ar­co di un mese, hanno rosic­chiato punti pesanti a molte concorrenti che li sopravanza­no o sopravanzavano: 4 a Fro­sinone e Ancona, 3 a Cesena, Empoli e Modena, uno al Grosseto. Ecco la dimostrazio­ne di quanto conti la conti­nuità. Ma, ed è il secondo ra­gionamento, ecco anche quan­to assurdo sia stato quel buco nero dicembrino: in un mo­mento di difficoltà - che in un campionato capita almeno una volta a chiunque - occorre saper limitare i danni, e rac­contare punticini: sul momen­to deludenti, ma che messi uno sull’altro nel lungo perio­do possono essere determi­nanti. Lì il Torino è mancato, lì la società non ha saputo fare quadrato per limitare i danni, lì la contestazione è deflagra­ta, lì è stato cacciato Colan­tuono. Forse, con maggiore pazienza e saggezza e perso­nalità e organizzazione, i gra­nata avrebbero potuto attra­versare la bufera più celer­mente e perdendo qualche punto in meno. Punti che, adesso, accorcerebbero assai la classifica del Torino e la di­stanza tra questo e l’impresa cui è chiamato.

Leggi l'articolo completo sull'edizione odierna di Tuttosport

Alberto Manassero

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19

Feb
2010
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La squadra giallorossa perde 3-2 contro il Panathinaikos

ROMA, 18 febbraio - Dopo 20 risultati utili consecutivi e quattro mesi d'imbattibilità la Roma torna ad assaporare l'amaro sapore della sconfitta. Un black out dei giallorossi nel finale permette infatti al Panathinaikos, sotto per 2-1, di segnare due gol in cinque minuti e di portare a casa la vittoria per la gioia del suo pubblico 'bollente' che ha riempito l'Olimpico ateniese nonostante questo match fosse appena un sedicesimo di finale. La Roma può solo recriminare sui suoi errori, che le hanno fatto perdere una partita che aveva in pugno, visto che non è mai stata messa sotto dagli avversari, ai quali però ha concesso due gol su palle inattive (leggi azioni dal calcio d'angolo) su cui la difesa è apparsa a dir poco disattenta. In una circostanza, la prima rete del Panathinaikos, anche il comportamento del portiere Doni, subentrato al 39' pt all'infortunato Julio Sergio, non è stato esente da colpe: il brasiliano, come altre volte in passato, è sembrato a dir poco incerto nell'uscita. Questo test greco ha quindi il sapore della beffa. A punire la Roma è stato quel Cisse in passato obiettivo di mercato della squadra giallorossa e tornato alla forma migliore (in campionato ha già segnato 17 reti ed anche in Europa fa sfracelli) proprio nell'anno del Mondiale, in modo da riguadagnarsi la stima del suo ct Domenech: quattro anni fa dovette rinunciare a Germania 2006 per un grave infortunio nell'ultima amichevole, messo Ko da un fallo assassino di un difensore della Cina.

Il perfetto stacco di testa con cui lo stravagante bomber ha anticipato Burdisso e battuto Doni ha punito oltremodo la Roma, ora costretta alla rimonta nella partita di ritorno, quella dell'altro Olimpico, quello romano. La Roma, che ha sempre cercato il gioco ed insistito molto nei passaggi, è stata penalizzata anche dall'opaca prestazione di un Baptista costantemente anticipato dai difensori greci, mentre Taddei ha corso molto ma è apparso troppo nervoso, tanto da costringere Ranieri a sostituirlo nel finale per evitare il secondo cartellino rosso. Dopo un palo di Riise al 14' si assisteva ad un match equilibrato, con Pizarro solito maestro del centrocampo e Leto ed il bimbo-prodigio Ninis a fare un gran movimento in avanti per il 'Panà. Proprio Ninis al 27' costringeva Julio Sergio ad una bella parata.

Due minuti dopo Roma in vantaggio: Baptista scaricava su Vucinic appostato sulla sinistra e il montenegrino realizzava uno bellissimo gol con un tiro 'a girò. Nove minuti dopo c'era l'infortunio a Julio Sergio, poi al 44' Cisse si mangiava un gol fatto spendendo fuori di testa da posizione favorevole, con la porta 'spalancatà. Ripresa con fuochi d'artificio in campo, per l'aggressività del Panathinaikos, privo però del cambio di passo necessario. La Roma si difendeva bene ma al poi capitolava per una dormita generale su corner avversario, che permetteva a Salpingidis, appena entrato, di pareggiare. Giallorossi in vantaggio con un rigore concesso per fallo su Cerci, steso da Spiropoulos e trasformato dall'ottimo Pizarro. Ma l'illusione durava poco, appena tre minuti, perchè su altra dormita generale (Juan dov'era?) nasceva l'azione del gol di Hristodoulopoulos, che realizzava dopo una svirgolata di Kante. C'era poi la rete-beffa di Cisse e quindi l'amarezza di una Roma che per questa sconfitta deve dare la colpa solo a se stessa. La rimonta è ancora possibile, ma questa è stata un'occasione buttata via.

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18

Feb
2010
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«Ricordo ai ragazzi che qui grandi campioni hanno giocato fieri in Uefa e perfino in Intertoto». Uno strano volo tra rabbia e rimpianti

AMSTERDAM, 18 febbraio - «Ma dove minchia vanno questi?». Non è proprio un oxfordiano il pas­seggero diretto a Catania che incrocia di pri­ma mattina i giocatori della Juventus all’aeroporto di Caselle, evidentemente un tifo­so deluso o un detrattore alquanto sboccato. Lo chiede, anzi se lo chiede, ad alta voce men­tre sfilano accanto a lui Felipe Melo e Diego, poco più avanti ci sono Roberto Bettega e Jean Claude Blanc, poco più avanti ancora Alena Seredova e Sonia Del Piero. Gruppo vacanze Piemonte? Mannò. Vanno ad Am­sterdam per la Europa League, “questi”, e l’aria non è quella spensierata delle trasfer­te di Champions, non è nemmeno un’aria. Solo Gigi Buffon dà il cinque con il pugno chiuso (una nuova moda?), mentre gli altri hanno le facce legittimamente incavolate (note di cronaca: Amauri il più nero) di chi pensava di passeggiare in paradiso e inve­ce deve sbattersi all’inferno. Forse è meglio così, che alla Juventus siano incavolati il giusto, come lo sono i giocatori dell’Inter che hanno la fame dei cannibali stampigliata addosso. E infatti non smettono di vincere. L’esempio viene dal nemico? Pazienza. Non ci sarà la musichetta della Champions, non ci sarà nulla che ricordi un passato glo­rioso. Anni fa ad Amsterdam ogni partita era una battaglia, ogni contesa una storia da scrivere in maiuscolo. Anche per l’Ajax, comunque, vale il c’era una volta, però guai a illudersi.

LA CONCENTRAZIONE - Il minimalismo di oggi, l’atmo­sfera strana del charter, le pagine di giorna­le aperte sul confronto tra Milan e Manche­ster o sul tonfo del Real, raccontano una Ju­ventus diversa, cambiata dal corso degli eventi, sulla via della guarigione ma non in salute, rancorosa, avvitata sul concetto di orgoglio e di rivincita. «Come va? Bene, sem­pre... », butta lì Blanc, stretto della sua giac­ca di velluto blu, le scarpe tanto a punta che potrebbe schiacciare una formica in un an­golo. Il presidente ci crede. Bettega invece è avvolto in un cappotto beige e pare concentratissimo: per lui è un ritorno pure questo, dopo l’antipasto della tournée a Jeddah, l’Europa rimane “cult” ancorché sia dise­gnata attorno a un torneo minore. «Ricordo a tutti che la Grande Juventus ha disputa­to l’Intertoto e la coppa Uefa»: che sia di buon auspicio per i ragazzi di Zaccheroni. Già, Zac. Pacioso e rassicurante, accomoda­to sull’aereo in prima fila a fianco di Alessio Secco, il ds in gessato grigio. «E’ dura ma è una sfida stimolante. Qui sto d’incanto, da Dio se dovessimo battere l’Ajax...», confessa con le mani nelle tasche della giacca a ven­to societaria l’uomo al quale la proprietà e la dirigenza hanno consegnato le chiavi del de­stino. Se lo erano dimenticato, ora sta viven­do una seconda giovinezza con un chiodo fisso: vincere. Psicologo e allenatore, Zacche­roni ha colpito per la sua semplicità e la sua professionalità: «E’ un tecnico preparatissi­mo, gli bastano cinque minuti per spiegare come gioca l’avversario», sottolinea Secco. Una rarità, a quanto sembra. Chissenefre­ga se lo chiamano «Il Piadina» per via del­le sue origini romagnole, chissenefrega di tutto, a questo punto della stagione. John Elkann, cioè il capo, pretende la zona Cham­pions e l’Europa League: il primo è il più piccolo dei traguardi, la seconda un succes­so agognato da almeno quattro anni. Riu­scirci con un tecnico in scadenza non è una vergogna, le cose di cui arrossire sono altre.Vittorio Oreggia

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04

Feb
2010
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Aveva colpito il portiere avversario con un pugno

(ANSA) -SASSARI, 4 FEB- Un anno di Daspo all'attaccante dell'Olbia Giuseppe Giglio, accusato di aver colpito con un pugno il portiere dell'Alghero Simone Aresti. L'episodio alla fine del primo tempo del derby sardo di 2/a Divisione del 10 gennaio scorso. La misura impedisce al calciatore olbiese di accedere per un anno a tutti i luoghi dove si svolgono manifestazioni agonistiche calcistiche. Tenendo conto della sua attivita' potra' accedere agli impianti presso cui sara' ufficialmente convocato dalla sua squadra.

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