sospetti | CalcioGratis.com

12

Mar
2010
Inserito da  nat99 , nelle categorie Notizie calcio

E' l'allenatore preferito per un progetto serie A. In caso di B piace Lerda

TORINO, 12 marzo - Scene d’altri tem­pi: carovana di giocatori che, a piedi, varca la soglia della sta­zione. A Porta Nuova sta per partire il treno Torino-Bolo­gna delle 14,40, avvicinerà i giocatori granata alla meta, che è Ancona, con qualche sorpresa. Un suicidio rallenta il traffico, ma alla stazione di Bologna, grazie a Trenitalia e al segretario Massimo Ienca, un cambio volante permette di evitare l’attesa di oltre un’ora e recuperare sulla ta­bella di marcia. Dicevamo, scene d’altri tempi. E non per questo appaiano negative, an­zi. Che il Toro si sposti in tre­no ha un che di romantico ­nonché di ecologico -: magari recuperasse afflati di identi­co sentimento in altre pallo­nare sue faccende. Benché i tempi assai prosaici obblighi­no a badare al sodo, ovvero quasi sempre al denaro. Dun­que, per onestà di cronaca, sia chiaro che il Torino di Cairo non ha raggiunto la sede del­la trasferta in treno per ragio­ni - comunque mai disdicevo­li - di risparmio: il pullman sarebbe costato enormemen­te meno, e persino il Torino-­Roma in aereo e successivo tratto in torpedone avrebbe pesato meno sulle casse socie­tarie.

CONFERME - Quelle casse che saranno soppesate nei prossimi giorni, attraverso i documenti contabili, dai pro­fessionisti della famiglia Te­soro. Famiglia Tesoro che ie­ri sera s’è fatta conoscere in video attraverso il figlio An­tonio, presidente della Pro Patria, ospite della trasmis­sione “Il campionato dei cam­pioni”, condotta da Caterina Collovati su Odeon Tv. Ecco alcune cose che ha ribadito: «Quando si parla di Torino è inevitabile pensare alla storia del calcio, alle leggende gra­nata: non avevamo esigenze di entrare nel grande calcio, ma quando ci hanno cercati per il Torino era doveroso in­teressarsi. Non cerchiamo pubblicità e non pensiamo di essere così bravi da far soldi con il calcio. Ci muove la pas­sione e abbiamo un concreto interesse. Abbiamo incontra­to Cairo e ci ha ribadito la sua intenzione a passare la mano, però non abbiamo par­lato di cifre. E’ presto per par­lare di trattativa, siamo in una fase embrionale in cui i professionisti devono valuta­re le carte contabili. Trenta milioni è una cifra giusta? Mille euro possono essere troppi e 500 milioni possono essere pochi: dipende. Non co­nosciamo i conti, non possia­mo dire. Con la Pro Patria ab­biamo un impegno: abbiamo promesso la B in tre anni e il progetto andrà avanti in ogni caso. E la Pro Patria è un’e­sperienza che ci sta piacendo molto. Il Toro sarebbe però il massimo dell’espressione go­dereccia del calcio. Mi ha da­to fastidio la frase infelice di Spinelli quando ha detto che abbiamo le possibilità di com­prare sia Torino sia Livorno: non siamo né Abramovich, né sceicchi, ma gente concre­ta e oculata. Ciuccariello? La gente non abbia timore, ab­biamo una storia che parla di 7 milioni investiti nella Pro Patria in 7 mesi. Cairo mi ha fatto una buona impressione e non voglio entrare nel meri­to della sua gestione. Tifavo Napoli. La Juve? E’ una delle squadre che mi stanno più antipatiche».

«NIENTE CHIACCHIERE» - Ma più delle parole, come sempre, contano i fatti. Che, in questo caso, rimangono in fase progettuale. E scoprire quali sono i progetti dei Teso­ro, nel caso comprassero il To­rino, è arduo visto che stanno tenendo un comportamento estremamente corretto nei confronti di chi al Torino sta lavorando attualmente: «Non facciamo inutili chiacchiere - ­dicono -, il Torino adesso è di Cairo e ogni altro discorso è prematuro». Tuttavia un aspetto, diciamo così, tecnico è emerso proprio ieri sera: ai Tesoro piace Franco Lerda, l’ex attaccante granata attua­le allenatore del Crotone. Confermiamo che Lerda sa­rebbe l’allenatore ideale del­l’eventuale nuova proprietà nella malaugurata ipotesi che la squadra di Colantuono do­vesse rimanere in serie B.

MA W COLANTUONO - E qual è l’allenatore ideale dei Tesoro nel caso, da tutti au­spicato, che il Torino sarà pro­mosso in serie A? «Mi fa im­pazzire Massimiliano Allegri», ha detto Savino Te­soro in tempi non sospetti. Possiamo confermare che, se Tesoro comprerà il Toro, la prima mossa sarà tentare di convincere proprio il tecnico del Cagliari a sposare un pro­getto ambizioso sulla panchi­na granata. Ma, come direb­bero i Tesoro per primi, ci sia­mo spinti troppo in là: non è il caso di sognare né di alimen­tare inutili illusioni. Prima la promozione, che un tesoro lo garantisce. E a quella deve pensarci Colantuono con i suoi ragazzi.

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09

Mar
2010
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«Non ci è stato comunicato nulla. Contratti Zarate e Cruz regolari»

ROMA, 9 marzo- Settimane tranquille in questa stagione ne ha vissute ben poche, e quest'ultima appena cominciata in casa Lazio non farà certo eccezione. Prima la diffusione della notizia sull'apertura di un'inchiesta della Procura federale, su segnalazione della Covisoc del 15 gennaio scorso; poi l'annuncio della squalifica per due giornate di Zarate: un modo non certo ideale per avvicinarsi alla delicata sfida contro il Bari, con lo spettro della retrocessione che fa sempre più paura. Intanto nell'occhio del ciclone c'è finito il presidente biancoceleste, Claudio Lotito, già alle prese con la preoccupazione della serie B ("la squadra non riesce più ad esprimere le proprie potenzialità"), e con la rabbia dei tifosi.

L'INCHIESTA - Sulla Lazio ci sarebbe infatti da qualche giorno un fascicolo aperto da parte della Procura federale, dopo una segnalazione della Covisoc che ha riscontrato nel bilancio del club apparenti anomalie relative al mercato. A far insospettire l'organo della Figc che controlla i bilanci delle società calcistiche sarebbe stata una commissione, giudicata 'troppo elevata', versata dalla Lazio ad una società inglese per far sottoscrivere il contratto che lega Zarate al club biancoceleste; e un'altra, ad una società olandese, per l' acquisto di Cruz. Ora Palazzi dovrà decidere se ci sono state irregolarità e procedere con i deferimenti, o archiviare il caso.

INCREDULITA' - Dalla società però filtra solo incredulità e tranquillità, e soprattutto c'è la profonda convinzione che tutto si risolverà in un nulla di fatto. «Sono più che sereno - ha confessato all'ANSA il presidente Lotito - Noi non sappiamo nulla e non siamo stati avvisati proprio di un bel niente». Poi qualche ora dopo è arrivato il comunicato ufficiale del club biancoceleste. «La Lazio non ha ricevuto alcuna informazione o richiesta da parte degli organi inquirenti sportivi in merito alla vicenda dell'acquisto di Zarate e Cruz. Appare anomalo che notizie che, se vere, dovrebbero essere riservate, vengano apprese dalla società interessata attraverso gli organi di stampa, prima ancora che siano oggetto di comunicazione da parte degli organi federali - si legge nella nota -. I contratti di acquisto dei calciatori Zarate e Cruz sono stati posti in essere nel pieno rispetto delle normative federali e societarie. Nel caso in cui dovessero essere chiesti chiarimenti dagli organi inquirenti, la società dimostrerà, nelle sedi istituzionali preposte, la piena correttezza delle operazioni compiute».

CONSOB - Domani intanto i piccoli azionisti si riuniranno per chiedere l'intervento della Consob. Sul fronte giudice sportivo, invece, la Lazio non tira certo un sospiro di sollievo, ma è pur vero che poteva andare peggio. Due giornate e 10 mila euro d'ammenda per Zarate, che salterà Lazio-Bari e la successiva trasferta a Cagliari; mentre non è stata inflitta alcuna squalifica al tecnico, Edy Reja, che ha ricevuto soltanto un'ammonizione con diffida e una multa di 8 mila euro.

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08

Mar
2010
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Servono cinismo, cattiveria e fame di A. MANASSERO

DUE VITTORIE consecutive in cima a un avvio di ritorno promettente vanno in parallelo a una serie di circostanze da poter indossare un collier di scaramanzie, volendo. Il silenzio stampa e le porte chiuse, l’amuleto Nicola di Bari e l’indurito muso di Colantuono, la società messa in vendita e la comparsa di un potenziale acquirente, la rarefazione di Cairo e l’ingresso nello spogliatoio di Giacomo Ferri.

Tutto quanto fa brodo e, probabilmente, tutto quanto contribuisce ad allentare la pressione sulla squadra. Può essere questa una delle chiavi che stanno, a quanto pare, restituendo al Torino una forza che pareva piegata per sempre. E’ però un sottile filo di lama da percorrere con perfetto equilibrismo. Troppo spesso questa squadra ha mancato l’appuntamento con la svolta, ha inspiegabilmente fallito il salto di qualità sul più bello, rilassandosi o tendendosi troppo. Colantuono, Petrachi e Ferri devono dunque saper miscelare alla perfezione le positività del buon momento con le responsabilità, la tranquillità data dal calo di pressioni esterne con l’ansia da prestazione interna. Impedire insomma l’eccessivo rilassamento così come non permettere il dilagare della tensione portata dall’importanza dei prossimi impegni.

Siamo difatti all’ultima chiamata. Ora, e pur rimpiangendo ancora la sconfitta con la Salernitana, il Torino si è messo nelle condizioni di centrare la rimonta promozione. Marzo sarà, come d’altronde detto in tempi non sospetti dallo stesso Colantuono, il mese decisivo.

Decisive saranno le prossime due trasferte consecutive: Ancona e Modena. All’andata, ricorderete, proprio con questa doppietta, allora casalinga, il Torino fallì il primo momento che avrebbe potuto essere decisivo per il suo campionato. Un pareggio preso per i capelli e una sconfitta che cronicizzarono il singhiozzo poi sfociato nella crisi conclamata. L’allenatore invoca un filotto di successi: almeno 4, meglio 5. E’ palese che dinanzi a un simile passo, il già riaperto discorso della promozione diretta diventerebbe obiettivo concretissimo. Altrimenti il Torino dovrà soffrire e battere punto su punto per garantirsi almeno un posto alla lotteria dei playoff. I progressi nel gioco, nell’ordine tattico, nello spirito mentale e nel corpo atletico concedono possibilità. Soprattutto se la superiore caratura dei Leon e dei Gasbarroni, finalmente palesatasi, verrà confermata dai diretti interessati. In una compagine che ha ritrovato solidità e organizzazione, loro possono fare la differenza. Ma, a questo punto, saranno il cinismo, la cattiveria agonistica, la fame di successi, l’esperienza, la scaltrezza e la compattezza dell’insieme a contare più di tutto. Le vittorie potranno essere belle o brutte, però quest’ultime non saranno meno importanti delle prime. Anzi.
Alberto Manassero

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07

Mar
2010
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Il tecnico romagnolo se la prende con Mourinho e Prandelli: «Gli altri si lamentano sempre e magari non hanno nemmeno visto la partita. Ieri la Fiorentina ha segnato con due uomini in fuorigioco e il rigore su Keirrison non c'era. Ma parlare di bianconeri aiutati è una costante. Melo e Diego? Devono cambiare un po' il loro approccio alle gare»

TORINO, 7 marzo - «La vittoria di ieri è la conferma che la squadra sta crescendo sotto tutti i punti di vista. Quando rallenta, rallenta soprattutto in virtù di un impegno disputato tre giorni prima». Alberto Zaccheroni passa una domenica serena dopo la vittoria al Franchi contro la Fiorentina (2-1). In collegamento con Sky, il tecnico della Juve concede una lunga intervista nel corso della quale fa alcune importanti dichiarazioni, soprattutto per quanto riguarda Felipe Melo e Diego. I due brasiliani non vengono “bocciati” dall’allenatore romagnolo. Che, però, fa capire di volere molto di più da entrambi. Ma la parte più interessante del colloquio è quello che riguarda gli arbitri, con il solitamente pacato Zac che alza per la prima volta un po' i toni rispondendo a quanti accusano la Juve di essere sempre aiutata dagli arbitri.

MELO - Si parte da Felipe Melo, che ieri a Firenze non ha giocato male, ma certo non ha ancora reso ai livelli che tutti si aspettano a Torino: «Onestamente - dice Zaccheroni - in questo periodo ha mostrato sempre un po’ di difficoltà a entrare in partita. Va sempre meglio nella seconda parte della gara. Dobbiamo trovare il modo di sfruttarlo per tutti i 90 minuti e dobbiamo correggere anche la sua posizione: deve essere un po’ più allineato con gli altri centrocampisti piuttosto che a protezione della difesa».

CANDREVA - Gradita sorpresa della partita di ieri è stato Antonio Candreva. Zaccheroni spiega come è nata la decisione di farlo giocare al posto di Del Piero: «Da quando sono arrivato, sono cominciati gli impegni infrasettimanali e abbiamo giocato in pratica sempre con gli stessi uomini. Per questo, quando ho più uomini a disposizione, ritengo opportuno ruotarli. Ieri ero indeciso se far riposare Del Piero o Diego e ho pensato fosse giusto lasciare fuori Alex perché l’ho visto stanco e in settimana aveva avuto qualche problema fisico. L’ho fatto riposare in vista degli impegni che verranno». Quindi il tecnico bianconero dà un giudizio sull’ex livornese: «Candreva con me ha giocato sempre da centrocampista puro per necessità - dice - ma è un trequartista. In futuro può essere anche un regista basso. Ieri gli ho chiesto di rimanere vicino agli altri centrocampisti e qualche volta scalare sulla fascia e qualche volta andare in profondità. Ma è un giocatore qualitativo e allo stesso tempo dinamico e non ce ne sono molti con queste caratteristiche».

DIEGO - Dopo Melo, c’è qualche bacchettata anche per Diego: «Secondo me lui deve trovare una posizione corretta di partenza - afferma Zaccheroni - che per me è tra la linea di difesa e la linea di centrocampo avversarie. Da lì, a seconda delle situazioni e dell’atteggiamento degli avversari, deve andare ad attaccare gli spazi. In pratica deve cercare di farsi dare la palla non solo e sempre sui piedi. Deve abituarsi a spazi più ristretti e più intasati e a un’organizzazione tattica diversa rispetto a tutti gli altri campionati. In Italia siamo maestri nel togliere il respiro agli avversari. Stiamo cercando la sintonia perché lo conosco dal punto di vista tecnico ma non a livello caratteriale. Sto cercando di cambiare in qualche modo il suo approccio al campionato italiano. Qui da noi c’è un tatticismo esasperato, soprattutto in difesa. Una modifica la deve apportare. Mi sta seguendo e la prestazione di ieri, migliore rispetto a quelle precedenti, è figlia soprattutto di qualche giorno di riposo in più».

CHIELLINI - Ieri contro la Fiorentina si è fatto male Chiellini. Una perdita importante, soprattutto se si considera che Giorgio è il perno della difesa bianconera. Ma Zaccheroni spera che l’infortunio non sia grave: «È sicuramente una risorsa importante per la Juve di quest’anno - dice il tecnico romagnolo -. Ha giocato tante partite, bisognava mettere in preventivo qualche problemino. Ma per la sua indisponibilità vorrei aspettare la risonanza perché stamattina sembrava andare meglio. Speriamo non sia nulla di importante, anche perché Cannavaro non può fare tre partite di fila». Per quanto riguarda i gol evitabili che la difesa della Juve continua a incassare (ieri quello di Marchionni), Zaccheroni ha qualche puntualizzazione da fare: «Se prendo un gol come quello di Miccoli col Palermo non posso dire nulla perché c’è la bravura del giocatore. Sul gol preso ieri c’erano due giocatori in fuorigioco, soprattutto Gilardino. Gli altri si lamentano sempre, noi non ci lamentiamo mai, ma a volte serve sottolineare le cose».

BASTA LAMENTELE - Zac bacchetta anche chi ha criticato l’arbitraggio di Damato in Fiorentina-Juve. Qualcuno, a partire da Prandelli, ha accusato l’arbitro di non avere fischiato un rigore per un fallo di Chiellini su Keirrison: «Difficile commentare questi episodi perché uno può sempre risultare di parte - dice l’allenatore bianconero -. Manninger era in vantaggio. Chiellini non ha visto il portiere e si è messo in mezzo per anticipare la palla di testa. Quando si fa così, si allargano inevitabilmente le braccia. E poi il fallo eventualmente avviene fuori area. Lo dico da uomo di calcio e non da allenatore della Juve. Ma quella di lamentarsi per le decisioni arbitrali che riguardano la Juve è una consuetudine. Se andiamo a vedere la partita di ieri contro di noi sono state prese decisioni che non corrispondono al vero. Questo fatto della Juve aiutata è una costante del campionato italiano. È stata portata avanti da alcuni che non erano nemmeno alla partita e non si capisce perché. Ha creato un clima di sospetti attorno alle nostre gare, che diventano molto difficili da gestire per l’arbitro. In questo contesto ogni volta che c’è un episodio sospetto si va contro la Juventus»

DEL PIERO - Nel suo lunghissimo intervento su Sky, Zaccheroni parla anche del rapporto con Del Piero. «Non so prima qual era la condizione del capitano. Devo giudicare solo quello che vedo. L’ho trovato in grandi condizioni. È un grande professionista e un uomo importante. Quando sono arrivato gli ho chiesto la sua disponibilità e lui me l’ha data. Poi sul campo dopo le prime due prestazioni è decisamente migliorato. Io non faccio favori a Del Piero perché è il capitano. Mi regolo in base a quello che i giocatori mi danno sul campo. Dopo la partita non mi chiedo se un mio uomo ha giocato bene o male, ma quanto ha dato alla squadra in fatto di palle recuperate, di assist».

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06

Mar
2010
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«Dobbiamo conquistare l'Europa. Tutto può succedere»

NAPOLI, 6 marzo - Mazzarri vuole i tre punti nella sfida con il Bologna. Il tecnico ha le idee chiare e una sola cosa in mente: il Napoli. C'è chi lo vedrebbe bene come successore di Lippi dopo i Mondiali in Sudafrica. «La mia nazionale è il Napoli - dice il tecnico in conferenza stampa - Dobbiamo conquistare l'Europa». In attacco ci saranno Lavezzi e Quagliarella dal primo minuto. In difesa non c'è Grava. 

BILANCIO - Il bilancio finora non può che essere positivo: «Già ne abbiamo parlato martedì ed è positivo. Bologna è un altro discorso. Tutte le partite sono importanti ma andando avanti sono sempre più complicate perché in palio ci sono sempre meno punti; poi sappiamo che il girone di ritorno è sempre più insidioso di quello d'andata e i valori precedenti si annullano. C'è grande equilibrio, può succedere di tutto e di più. In questo momento va fatto più lavoro a livello fisico, di allenamento, di alimentazione anche perché andiamo incontro al caldo».

DENIS - Dopo l'ultima prestazione con la Roma, Denis merita più spazio? «Purtroppo si gioca solo in 14 perché ripeto per me sono tutti titolari valutando anche i tre cambi. Chi entra significa che sta meglio degli altri. Questa settimana fra l'altro avevamo i nazionali e non ho potuto lavorare come avrei voluto. A volte ci si dimentica che Denis ha giocato 10 gare su 19 da quando ci sono io, ed entrato 7 volte su 19. Per noi è un giocatore importante ed è a tutti gli effetti un titolare. Per assurdo ha fatto meglio quando è subentrato segnando tre gol. Di solito ci si dimentica subito di questi fattori. Le partite cambiano non solo perché fai gol, ma bisogna valutare anche la costruzione del gioco e la prestazione. Va sempre valutato l'insieme delle cose. Denis ha giocato sei volte consecutive ed anche con lui in campo, la palla in quel periodo non voleva entrare. Non vado a vedere solo chi ha fatto gol, sarebbe riduttivo. La vita di un allenatore è fatta di scelte fatte nell'interesse della squadra. Se scelgo determinati uomini e perché credo che possano fare meglio degli altri in quel momento».

L'AVVERSARIA - Il Bologna è in netta ripresa e sta vivendo un ottimo periodo. «Il Bologna è forte e la dice lunga la vittoria sul Genoa. Ci sono dei ragazzi che ho avuto anche io e sono davvero bravi. Non posso entrare nella testa di Colomba, noi giocheremo in base alla nostra idea. A volte anch'io chiudo le porte durante gli allenamenti, lo faccio per proteggere il mio lavoro. È normale mandare degli osservatori per studiare la squadra ma preferisco preservare la squadra e non dare indicazioni. Per caratteristiche e gioco, il campo ben tenuto ci favorisce ma attualmente piove sempre e non è che possiamo trovare terreni di gioco in buone condizioni».

ARBITRI -La moviola in campo può essere una soluzione? «Ausili tecnologici agli arbitri sono utili se servono per discutere di meno ed avere maggiore chiarezza sugli episodi in area e fondamentalmente sono d'accordo».

QUAGLIARELLA - Fiducia a Quagliarella, che sembra in crescita. «È il tipico giocatore che ti fa la differenza e mi dispiace se nei giorni scorsi non mi sono fatto capire su questo aspetto. È tornato in forma ed è carico, vuole fare una grande partita. Tutte le gare non sono uguali e ci può stare che talenti del genere possano andare in affanno in alcune partite, ma come lui tutti i giocatori».

OBIETTIVO CHAMPIONS - L'obiettivo massimo per questa stagione è la Champions League. Mazzarri ci crede. «Se faremo bene nelle prossime quattro gare vedremo, di certo non possiamo adagiarci. La Fiorentina e il Palermo sono delle grandi squadre. Dei rosanero ho parlato bene in tempi non sospetti, dichiarando che avevano preso uno degli allenatori migliori in giro. Genoa e Sampdoria possono rientrare nella corsa per il quarto, quinto e sesto posto. Tutto può succedere ed addirittura con una serie utile di risultati e con il calo delle concorrenti più squadre possono ambire al terzo posto. A fine giugno io e il presidente ci incontreremo e faremo le valutazioni sulla stagione, adesso mi sembra prematuro».

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