
Ma Juan resta cauto: «Guardiamoci alle spalle»
ROMA, 8 marzo - «Anche l'Inter alla fine del campionato rallenta e perde parecchi punti. Le partite nel finale di stagione sono difficili per tutti, anche per loro che sono partiti fortissimo». La corazzata di Mourinho è lontana sette punti, ma per l'attaccante della Roma, Julio Baptista, la formazione giallorossa può ancora giocarsi le sue chance scudetto. «Dipende anche da noi - ha ammesso il brasiliano a margine dell'inaugurazione della nuova Players Lounge al Nike Roma, dove in compagnia del connazionale Juan, ha presentato anche la nuova divisa ecocompatibile che la 'Selecao' indosserà al prossimo Mondiale - Ci aspettano undici finali e il nostro compito è quello di vincere sempre, ma è chiaro che le difficoltà ci sono anche a livello psicologico: chi insegue non può mai sbagliare un colpo. Alla fine vedremo quale sarà la nostra classifica, certo l'obiettivo principale resta la Champions League».
JUAN CAUTO - Meno ottimista è invece Juan, molto soddisfatto del campionato della Roma, che invita i suoi compagni a guardarsi bene anche alle spalle e a concentrarsi già sulla trasferta di Livorno, «che bisogna affrontare con la giusta mentalità e con l'obiettivo di tornare a casa con tre punti». «L'Inter è troppo forte - ha spiegato - È inutile guardare ai nerazzurri. Giochiamo partita dopo partita e guardiamo anche dietro di noi. Siamo un po' stanchi ultimamente, anche a livello psicologico, e mi sembra anche normale dopo 17 risultati utili consecutivi. Da qui alla fine, senza l'Europa League, avremo più tempo per allenarci e crescere ancora dal punto vista fisico e mentale». Ma sia Inter sia Milan dovranno fare i conti con la Champions League. «Sicuramente se dovessero uscire - ha aggiunto Juan - sarebbe una bella botta psicologica. Ma è anche vero che potrebbero concentrarsi solo sul campionato. Certo per noi sarebbe meglio se andassero avanti, l'Europa ti toglie molte energie».

Questo -4 è diverso dagli altri: Catania e Palermo sono le due trasferte a cavallo del match contro il Chelsea e a San Siro, il Livorno in casa prima dell’altra trasferta a Roma. E se saranno quarti di Champions per l’Inter sarà una Pasqua di Passione
ROMA, 8 marzo - Tutto riaperto, per colpa del Mou. Lo hanno detto Branca e Moratti che contro il Genoa, quando si poteva riallungare a più 6 sul Milan e più 9 sulla Roma, è mancata l’elettricità trasmessa in campo dall’Istrione Portoghese che sarà pure poco coerente e provocatorio, ma il suo lavoro sull’Inter lo sa fare eccome. Quella serata di ordinaria follia contro la Samp ha fatto tanti, tanti danni alla squadra regina: va bene, c’è la Champions e la sfida col Chelsea molto più aperta di quella tra Milan e Manchester toglie il sonno e rivela il sogno (che per l’Inter è proseguire in Champions, più che rivincere in Italia), però quei tre turni beccati per il gesto della manette, la tensione trasmessa quel giorno e fatta mancare per la squalifica in gare soporifere come quella contro il Genoa sono un danno per l’Inter. Che a furia di 0-0 (tre negli ultimi quattro turni) sta riaprendo il campionato: perché il Milan non ha resistito, ha perso punti meritati (con rigore possibile a carico di Tagliavento…) a Roma nella sfida che doveva tener fuori una squadra dalla corsa scudetto (e invece, la claudicante Roma, con lo scontro diretto contro i nerazzurri il 28 marzo all’Olimpico, a meno 7 si deve sentire dentro al Destino). Il meno 4 di questo lunedì è diverso dagli altri meno 4: Catania e Palermo sono le due trasferte a cavallo del match contro il Chelsea e a San Siro, il Livorno in casa prima dell’altra trasferta a Roma. E se saranno quarti di Champions per l’Inter sarà una Pasqua di Passione.
La riapertura è anche quella della lotta per il terzo e quarto posto: la Roma potrà giovarsi del rientro di Toni e – prima o poi – anche di quello di Totti che mai ha giocato con l’ex gemello mondiale, ma arranca ed è affaticata. Occhio, allora, perché il Palermo è sei punti indietro (sette se pensiamo agli scontri diretti a sfavore) e ormai all’idea del quarto posto ha fatto la bocca. Ha rialzato la testa la Juve: e il prossimo turno può far sentire meno il peso dell’impegno di Europa League di giovedì (comunque difficile da digerire, come dimostra il ko contro Delio Rossi e Miccoli). C’è Juve-Siena, con l’insidia di una squadra di Malesani sfortunata ma di recente molto pericolosa fuori casa. La Samp va a Bologna e si prende molti rischi. Se vincono in casa un’altra volta iragazzi di Colomba sono (incredibilmente) quasi salvi. La Roma che si difende può mandare in crisi definitivamente il Livorno, facendo un favore insperato ai cugini laziali. Perché Catania e Udinese sono ancora dentro la battaglia, ma la squadra che lancia solo segnali negativi di questi tempi è la Lazio: tra crisi di nervi e polemiche intestine, i laziali sembrano vivere l’annus horribilis. E così anche Atalanta, Siena e lo stesso Livorno (che ha lo scontro diretto in casa e si trova a meno 3) possono sperare ancora in una rimonta.Alvaro Moretti

Il brasiliano all'attacco: «Quei due titoli li abbiamo vinti meritatamente sul campo perché eravamo i più forti. Nessuno potrà mai togliermeli»
TORINO, 8 marzo - «Io mi sento campione d'Italia e nessun processo me lo potrà mai togliere». A parlare è Emerson. Ospite di Luciano Moggi nel programma "Studio Stadio", l'ex centrocampista della Juventus dice la sua sui due titoli tolti alla Vecchia Signora per via di Calciopoli. E non nasconde di sentirsi defraudato. «Ho passato due anni stupendi alla Juventus - dice Emerson - e quei due scudetti li abbiamo vinti meritatamente sul campo perché eravamo nettamente più forti e chi ci ha affrontato lo sa bene. Non avevamo bisogno di niente e infatti niente ci è stato regalato. Io mi sento campione d'Italia e quei titoli nessun processo me li potrà togliere».
IL FUTURO - Emerson ha spiegato poi i motivi che lo hanno spinto al ritiro: «Dopo gli ultimi infortuni ho deciso di smettere perché non ce la facevo proprio più. Torno a vivere in Brasile dove ho iniziatp un corso da direttore sportivo. Il mio sogno è quello di aiutare tanti poveri bambini ad avere la chance di sfondare nel mondo del calcio, come è capitato a me».

Il tecnico romagnolo se la prende con Mourinho e Prandelli: «Gli altri si lamentano sempre e magari non hanno nemmeno visto la partita. Ieri la Fiorentina ha segnato con due uomini in fuorigioco e il rigore su Keirrison non c'era. Ma parlare di bianconeri aiutati è una costante. Melo e Diego? Devono cambiare un po' il loro approccio alle gare»
TORINO, 7 marzo - «La vittoria di ieri è la conferma che la squadra sta crescendo sotto tutti i punti di vista. Quando rallenta, rallenta soprattutto in virtù di un impegno disputato tre giorni prima». Alberto Zaccheroni passa una domenica serena dopo la vittoria al Franchi contro la Fiorentina (2-1). In collegamento con Sky, il tecnico della Juve concede una lunga intervista nel corso della quale fa alcune importanti dichiarazioni, soprattutto per quanto riguarda Felipe Melo e Diego. I due brasiliani non vengono “bocciati” dall’allenatore romagnolo. Che, però, fa capire di volere molto di più da entrambi. Ma la parte più interessante del colloquio è quello che riguarda gli arbitri, con il solitamente pacato Zac che alza per la prima volta un po' i toni rispondendo a quanti accusano la Juve di essere sempre aiutata dagli arbitri.
MELO - Si parte da Felipe Melo, che ieri a Firenze non ha giocato male, ma certo non ha ancora reso ai livelli che tutti si aspettano a Torino: «Onestamente - dice Zaccheroni - in questo periodo ha mostrato sempre un po’ di difficoltà a entrare in partita. Va sempre meglio nella seconda parte della gara. Dobbiamo trovare il modo di sfruttarlo per tutti i 90 minuti e dobbiamo correggere anche la sua posizione: deve essere un po’ più allineato con gli altri centrocampisti piuttosto che a protezione della difesa».
CANDREVA - Gradita sorpresa della partita di ieri è stato Antonio Candreva. Zaccheroni spiega come è nata la decisione di farlo giocare al posto di Del Piero: «Da quando sono arrivato, sono cominciati gli impegni infrasettimanali e abbiamo giocato in pratica sempre con gli stessi uomini. Per questo, quando ho più uomini a disposizione, ritengo opportuno ruotarli. Ieri ero indeciso se far riposare Del Piero o Diego e ho pensato fosse giusto lasciare fuori Alex perché l’ho visto stanco e in settimana aveva avuto qualche problema fisico. L’ho fatto riposare in vista degli impegni che verranno». Quindi il tecnico bianconero dà un giudizio sull’ex livornese: «Candreva con me ha giocato sempre da centrocampista puro per necessità - dice - ma è un trequartista. In futuro può essere anche un regista basso. Ieri gli ho chiesto di rimanere vicino agli altri centrocampisti e qualche volta scalare sulla fascia e qualche volta andare in profondità. Ma è un giocatore qualitativo e allo stesso tempo dinamico e non ce ne sono molti con queste caratteristiche».
DIEGO - Dopo Melo, c’è qualche bacchettata anche per Diego: «Secondo me lui deve trovare una posizione corretta di partenza - afferma Zaccheroni - che per me è tra la linea di difesa e la linea di centrocampo avversarie. Da lì, a seconda delle situazioni e dell’atteggiamento degli avversari, deve andare ad attaccare gli spazi. In pratica deve cercare di farsi dare la palla non solo e sempre sui piedi. Deve abituarsi a spazi più ristretti e più intasati e a un’organizzazione tattica diversa rispetto a tutti gli altri campionati. In Italia siamo maestri nel togliere il respiro agli avversari. Stiamo cercando la sintonia perché lo conosco dal punto di vista tecnico ma non a livello caratteriale. Sto cercando di cambiare in qualche modo il suo approccio al campionato italiano. Qui da noi c’è un tatticismo esasperato, soprattutto in difesa. Una modifica la deve apportare. Mi sta seguendo e la prestazione di ieri, migliore rispetto a quelle precedenti, è figlia soprattutto di qualche giorno di riposo in più».
CHIELLINI - Ieri contro la Fiorentina si è fatto male Chiellini. Una perdita importante, soprattutto se si considera che Giorgio è il perno della difesa bianconera. Ma Zaccheroni spera che l’infortunio non sia grave: «È sicuramente una risorsa importante per la Juve di quest’anno - dice il tecnico romagnolo -. Ha giocato tante partite, bisognava mettere in preventivo qualche problemino. Ma per la sua indisponibilità vorrei aspettare la risonanza perché stamattina sembrava andare meglio. Speriamo non sia nulla di importante, anche perché Cannavaro non può fare tre partite di fila». Per quanto riguarda i gol evitabili che la difesa della Juve continua a incassare (ieri quello di Marchionni), Zaccheroni ha qualche puntualizzazione da fare: «Se prendo un gol come quello di Miccoli col Palermo non posso dire nulla perché c’è la bravura del giocatore. Sul gol preso ieri c’erano due giocatori in fuorigioco, soprattutto Gilardino. Gli altri si lamentano sempre, noi non ci lamentiamo mai, ma a volte serve sottolineare le cose».
BASTA LAMENTELE - Zac bacchetta anche chi ha criticato l’arbitraggio di Damato in Fiorentina-Juve. Qualcuno, a partire da Prandelli, ha accusato l’arbitro di non avere fischiato un rigore per un fallo di Chiellini su Keirrison: «Difficile commentare questi episodi perché uno può sempre risultare di parte - dice l’allenatore bianconero -. Manninger era in vantaggio. Chiellini non ha visto il portiere e si è messo in mezzo per anticipare la palla di testa. Quando si fa così, si allargano inevitabilmente le braccia. E poi il fallo eventualmente avviene fuori area. Lo dico da uomo di calcio e non da allenatore della Juve. Ma quella di lamentarsi per le decisioni arbitrali che riguardano la Juve è una consuetudine. Se andiamo a vedere la partita di ieri contro di noi sono state prese decisioni che non corrispondono al vero. Questo fatto della Juve aiutata è una costante del campionato italiano. È stata portata avanti da alcuni che non erano nemmeno alla partita e non si capisce perché. Ha creato un clima di sospetti attorno alle nostre gare, che diventano molto difficili da gestire per l’arbitro. In questo contesto ogni volta che c’è un episodio sospetto si va contro la Juventus»
DEL PIERO - Nel suo lunghissimo intervento su Sky, Zaccheroni parla anche del rapporto con Del Piero. «Non so prima qual era la condizione del capitano. Devo giudicare solo quello che vedo. L’ho trovato in grandi condizioni. È un grande professionista e un uomo importante. Quando sono arrivato gli ho chiesto la sua disponibilità e lui me l’ha data. Poi sul campo dopo le prime due prestazioni è decisamente migliorato. Io non faccio favori a Del Piero perché è il capitano. Mi regolo in base a quello che i giocatori mi danno sul campo. Dopo la partita non mi chiedo se un mio uomo ha giocato bene o male, ma quanto ha dato alla squadra in fatto di palle recuperate, di assist».

ROMA, 6 marzo - «Non ci voglio nemmeno pensare alla retrocessione. Sono sicuro che ci tireremo fuori da questa situazione. C'è il tempo, mancano ancora 12 partite e 36 punti a disposizione: per salvarsi ne bastano molti di meno». Alla vigilia della delicata trasferta a Genova contro la Sampdoria, Edy Reja continua a professare il suo ottimismo e a ritenere che la Lazio si tirerà fuori dalle sabbie mobili della bassa classifica. «Un pò di timore c'è e si vede anche nell'atteggiamento in campo della squadra - ha aggiunto in conferenza stampa - Contro la Fiorentina nel finale abbiamo avuto un pò di paura di vincere e se la gara fosse durata altri cinque minuti forse l'avremmo anche persa».
IN CAMPO ZARATE - Il clima di contestazione dei tifosi non aiuta, ma l'allenatore biancoceleste non crede che questa possa rappresentare un alibi per i suoi giocatori. «I ragazzi non si tirano mai indietro. Per loro questo non è un alibi. Mi hanno sempre dimostrato una disponibilità straordinaria. C'è sintonia e accordo nello spogliatoio, vogliamo voltare pagina». A Genova tornerà in campo dal 1' l'argentino Zarate. «I giocatori come lui hanno dei momenti di pausa - ha concluso Reja - contro Parma e Palermo non l'ho schierato titolare proprio per togliergli qualche responsabilità di troppo che lui si sente. Spesso il suo rendimento è condizionato psicologicamente da questo atteggiamento. Ora lo vedo più rilassato e carico. Ma ribadisco che le sue esclusioni non sono dovute a cattivi comportamenti in campo e fuori. Da qui alla fine sono certo che sarà indispensabile e determinante».
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