vacanze | CalcioGratis.com

10

Mar
2010
Inserito da  nat99 , nelle categorie Notizie calcio

L'intervista al centrocampista della Juve: «Adesso la squadra c'è, è arrivato un allenatore che ha esperienza e ci aiuta tanto. Serve qualche altro giocatore forte che faccia la differenza, come Diego e Del Piero e magari possiamo vincere. In ogni caso la prossima stagione faremo sicuramente meglio perché non dovremo affrontare il problema dell’intesa fra di noi»

TORINO, 10 marzo - Felipe Melo sta vivendo un bel periodo. La vittoria contro la sua ex Fiorentina ha rilanciato la Juve in campionato, nella corsa alla Champions League. Il brasiliano adesso non vuole fermarsi.

Buongiorno, Felipe Melo. Le cose stanno migliorando negli ultimi tempi...
«Sì, stanno andando abbastanza bene. Siamo in crescita».

Dicono che la svolta per lei siano state le vacanze di Natale trascorse in Brasile. È tornato più sereno?
«No, più sereno no. Avevo un problema fisico: la gamba mi faceva molto male, quindi in quella settimana ho lavorato lì, con qualche amico della Nazionale. Quando sono rientrato a Torino non avevo più dolore e questo mi ha permesso di allenarmi con più tranquillità, anche psicologicamente. Un calciatore è come una macchina: se c’è qualche problema non va avanti. E io in effetti avevo qualche problema, perché quest’estate non ho praticamente fatto vacanze dopo la Confederations Cup. Infatti ho cominciato la stagione molto bene, ma poi ho finito le energie. Mi serviva un po’ di recupero».

Però il deficit fisico riguarda tutta la Juventus: tra infortuni e mancanza di brillantezza.
«Sì, ma ognuno ha la sua storia. Anche se chi ha giocato la Confederations ha sofferto parecchio, fra incidenti e forma che stentava ad arrivare».

Il miglioramento di queste settimane è anche dovuto a una ripresa a livello atletico?
«No, non penso. Il nuovo preparatore è bravo come quello che se ne è andato, Neri, che per altro lavora pure con la Nazionale inglese, insomma è un grande. Il discorso non è fisico: credo che adesso si lavori un po’ più tatticamente. La squadra aveva bisogno di dedicare maggiore attenzione alla parte tattica. Nelle partite era evidente: non creavamo gioco, ora invece si iniziano a vedere un po’ più di gioco e di idee. Naturalmente non siamo al 100%, manca ancora tanto, ma stiamo lavorando nella direzione giusta ».

Secondo lei i tifosi della Juventus hanno visto il vero Felipe Melo, quello - per intendersi - che con la maglia del Brasile ha conquistato tutti alla Confederations Cup?
«Non l’hanno visto in tutte le partite, ma all’inizio hanno visto un Melo forte. Contro la Roma, contro la Lazio, contro il Genoa: ho fatto tante belle partite e pure un gol. Io ho pagato caro quell’erroraccio di Palermo, dal quale è nato il loro gol. Un errore che non è da me, che non ho mai commesso né con il Brasile, né con la Fiorentina. Ma ho giocato tante gare importanti e nelle ultime sono ritornato a un buon livello, perché non sbaglio più, rubo 10/15 palloni e corro tanto».

Nella Juventus l’uomo che dovrebbe “fare la magia” è Diego che ha qualche impaccio. E’ troppo diverso da quello che brillava nel Werder Brema. Colpa dell’eccessiva pressione?
«No, non credo sia un problema di pressione: lui a sedici anni giocava già in Nazionale! Il fatto è che non è facile cambiare nazione. Il calcio tedesco è diverso dal calcio italiano, lì si può anche giocare a calcio, qui no. Anche per colpa dei campi: sono bruttissimi. A Siena il campo fa schifo, a Cagliari è bruttissimo, pure qui a Torino abbiamo un campo brutto. Insomma, Diego deve abituarsi. Ora non stiamo vedendo il vero Diego, dobbiamo aspettarlo e tenere conto che siamo una squadra nuova che è stata assemblata da poco, non siamo il Barça che gioca insieme da cinque/sei anni».

La classifica della Juventus è giusta o sbagliata?
«L’una e l’altra. Mi spiego: abbiamo disputato tante partite nelle quali meritavamo la vittoria che ingiustamente ci è mancata, ma in altre occasioni non siamo stati abbastanza concentrati e certe sconfitte ci stavano».

Il fatto che, come ha detto,  siete «in crescita» fa sperare per la prossima stagione. Cosa pensa che manchi per il salto di qualità e per competere con l’Inter?
«Una squadra deve cominciare con un buon allenatore e adesso è arrivato un allenatore che ha esperienza e ci aiuta tanto. Ora, per esempio, vediamo i video delle nostre partite, con i quali Zaccheroni ci fa capire gli errori commessi. Questo non vuol dire che Ferrara fosse un cattivo tecnico: a me piaceva moltissimo. Comunque, oltre all’allenatore, serve qualche altro giocatore forte che faccia la differenza, come Diego e Del Piero, perché c’è bisogno di cinque o sei giocatori che fanno la differenza. E magari possiamo vincere. In ogni caso la prossima stagione faremo sicuramente meglio perché non dovremo affrontare il problema dell’intesa fra di noi».

Leggi l'intervista completa nell'edizione odierna di Tuttosport

Vittorio Oreggia
Guido Vaciago

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18

Feb
2010
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«Ricordo ai ragazzi che qui grandi campioni hanno giocato fieri in Uefa e perfino in Intertoto». Uno strano volo tra rabbia e rimpianti

AMSTERDAM, 18 febbraio - «Ma dove minchia vanno questi?». Non è proprio un oxfordiano il pas­seggero diretto a Catania che incrocia di pri­ma mattina i giocatori della Juventus all’aeroporto di Caselle, evidentemente un tifo­so deluso o un detrattore alquanto sboccato. Lo chiede, anzi se lo chiede, ad alta voce men­tre sfilano accanto a lui Felipe Melo e Diego, poco più avanti ci sono Roberto Bettega e Jean Claude Blanc, poco più avanti ancora Alena Seredova e Sonia Del Piero. Gruppo vacanze Piemonte? Mannò. Vanno ad Am­sterdam per la Europa League, “questi”, e l’aria non è quella spensierata delle trasfer­te di Champions, non è nemmeno un’aria. Solo Gigi Buffon dà il cinque con il pugno chiuso (una nuova moda?), mentre gli altri hanno le facce legittimamente incavolate (note di cronaca: Amauri il più nero) di chi pensava di passeggiare in paradiso e inve­ce deve sbattersi all’inferno. Forse è meglio così, che alla Juventus siano incavolati il giusto, come lo sono i giocatori dell’Inter che hanno la fame dei cannibali stampigliata addosso. E infatti non smettono di vincere. L’esempio viene dal nemico? Pazienza. Non ci sarà la musichetta della Champions, non ci sarà nulla che ricordi un passato glo­rioso. Anni fa ad Amsterdam ogni partita era una battaglia, ogni contesa una storia da scrivere in maiuscolo. Anche per l’Ajax, comunque, vale il c’era una volta, però guai a illudersi.

LA CONCENTRAZIONE - Il minimalismo di oggi, l’atmo­sfera strana del charter, le pagine di giorna­le aperte sul confronto tra Milan e Manche­ster o sul tonfo del Real, raccontano una Ju­ventus diversa, cambiata dal corso degli eventi, sulla via della guarigione ma non in salute, rancorosa, avvitata sul concetto di orgoglio e di rivincita. «Come va? Bene, sem­pre... », butta lì Blanc, stretto della sua giac­ca di velluto blu, le scarpe tanto a punta che potrebbe schiacciare una formica in un an­golo. Il presidente ci crede. Bettega invece è avvolto in un cappotto beige e pare concentratissimo: per lui è un ritorno pure questo, dopo l’antipasto della tournée a Jeddah, l’Europa rimane “cult” ancorché sia dise­gnata attorno a un torneo minore. «Ricordo a tutti che la Grande Juventus ha disputa­to l’Intertoto e la coppa Uefa»: che sia di buon auspicio per i ragazzi di Zaccheroni. Già, Zac. Pacioso e rassicurante, accomoda­to sull’aereo in prima fila a fianco di Alessio Secco, il ds in gessato grigio. «E’ dura ma è una sfida stimolante. Qui sto d’incanto, da Dio se dovessimo battere l’Ajax...», confessa con le mani nelle tasche della giacca a ven­to societaria l’uomo al quale la proprietà e la dirigenza hanno consegnato le chiavi del de­stino. Se lo erano dimenticato, ora sta viven­do una seconda giovinezza con un chiodo fisso: vincere. Psicologo e allenatore, Zacche­roni ha colpito per la sua semplicità e la sua professionalità: «E’ un tecnico preparatissi­mo, gli bastano cinque minuti per spiegare come gioca l’avversario», sottolinea Secco. Una rarità, a quanto sembra. Chissenefre­ga se lo chiamano «Il Piadina» per via del­le sue origini romagnole, chissenefrega di tutto, a questo punto della stagione. John Elkann, cioè il capo, pretende la zona Cham­pions e l’Europa League: il primo è il più piccolo dei traguardi, la seconda un succes­so agognato da almeno quattro anni. Riu­scirci con un tecnico in scadenza non è una vergogna, le cose di cui arrossire sono altre.Vittorio Oreggia

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10

Feb
2010
Inserito da  nat99 , nelle categorie Notizie calcio

L'esterno sinistro cresciuto a Vinovo, in comproprietà con il Genoa, si prepara alla sfida di domenica all'Olimpico: «In estate i due club decideranno quale sarà il mio futuro. Ho vissuto sei mesi non facili in bianconero, ma domenica rivedrò tanti amici». Brutto colpo per Gasperini, sospetta lesione ai flessori della coscia per Palacio, rischia di saltare il match

GENOVA, 10 febbraio –  Juventus-Genoa è una partita a metà per Domenico Criscito, cresciuto nelle giovanili bianconere, lanciato in prima squadra e poi spostato ed esploso con Gasperini in Liguria, fino a sognare il Sudafrica: «Furono sei mesi non facili quelli vissuti in bianconero con la prima squadra. Ma quella esperienza mi è servita a crescere e costruirmi. Poi con il Genoa le soddisfazioni fino a debuttare in nazionale e sperare di essere convocato al Mondiale. Non sarà facile. Vedremo se sarò capace di conquistarmi, strada facendo, un posto nei 23 per il Sudafrica. Passa per le prestazioni col Genoa».

CARTELLINO A METÀ - Non solo presente, anche il futuro di Criscito è a metà, come il suo cartellino: «Sono a metà, comproprietà libera. Genoa e Juve si metteranno d’accordo, visti i rapporti: rispetterò la scelta che verrà presa».

DOMENICA MATCH SPECIALE - La Juve non sta attraversando un grande periodo ma l'esterno sinistro rossoblù non si fida: «La partita di domenica sarà speciale contro una grande come la Juve. Ma noi siamo in salute e andiamo per fare risultato, senza paura. Non c’è da fidarsi di quei campioni, e poi stanno recuperando pezzi importanti - spiega sul sito ufficiale del club ligure - Sfida indiretta con Grosso? Lui è un campione da cui ho solo da imparare. Rivedrò Iaquinta, col quale ho trascorso le vacanze di Natale, e amici come De Ceglie, Giovinco e Marchisio».

IN DIFESA LAVORIAMO TANTO - Gasperini, altro grande ex del match, vuole il sorpasso ai danni dei bianconeri. Partendo dalla forza della difesa, che Criscito esalta: «Stiamo lavorando sotto l’aspetto difensivo, finalmente c’è più tempo per provare e l’arrivo di Dainelli ha dato solidità. Ma conta il contributo di tutti, centrocampisti e attaccanti compresi».

PALACIO INFORTUNATO - Sospetta lesione ai flessori della coscia per l'attaccante esterno del Genoa Rodrigo Palacio. Un brutto colpo per i rossoblù che arriva dalla doppia seduta odierna. Il giocatore sarà sottoposto ad accertamenti nei prossimi giorni ma rischia uno stop di una decina di giorni e dovrebbe saltare perciò la sfida con la Juventus.

MILANETTO OK - In recupero invece Omar Milanetto che appare in ripresa dopo il violento colpo subito al volto domenica scorsa contro il Chievo. Lavoro ridotto oggi per Marco Rossi che salterà l'amichevole di domani a Lavagna, ma venerdì dovrebbe rientrare in gruppo senza problemi.

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05

Feb
2010
Inserito da  nat99 , nelle categorie Notizie calcio

Il centrocampista: «Ferrara tecnico inesperto. I tifosi? Poco pazienti»

TORINO, 5 febbraio - «La Juventus non è inferiore all'Inter. La differenza è che loro sono attrezzati per vincere, noi siamo in fase di costruzione». Felipe Melo parla a Globo Esporte e quello che dice non è affatto scontato. Il centrocampista brasiliano reagisce alle critiche che i tifosi gli hanno rivolto per un inizio di stagione al quanto deludente («Dovrebbero avere un po' più di pazienza», ha detto Melo) e rivela quanto importante sia la sua vita privata per rendere al massimo sul terreno di gioco.

«INTER GIA' RODATA, JUVE IN CRESCITA» - Il primo argomento è il fin qui deludente campionato disputato dalla Juve: «Secondo me non siamo inferiori all'Inter, lo dimostra il fatto che l'abbiamo battuta per 2-1 in casa nostra. In coppa Italia, poi, abbiamo perso ma il match è stato molto equilibrato. La differenza fra noi e i nerazzurri è evidente: il loro progetto va avanti da anni, il nostro è solo all'inizio. Loro poi hanno Mourinho, un grande tecnico mentre la Juventus ha cominciato la stagione con un tecnico senza esperienza. Siamo partiti fortissimi in campionato e forse abbiamo dato un'impressione errata di squadra imbattibile che avrebbe vinto sicuramente lo scudetto. Poi sono arrivati i primi problemi e fra di noi c'è stata meno convinzione. La Juve è un grande club e la pressione è altissima».

«FERRARA, TECNICO DI QUALITA'. ORA PERO' C'E' ZAC» - Melo saluta con affetto Ferrara: «Lui è stato un buon tecnico, di qualità. Il suo esonero è stato una scelta della dirigenza. Ora in panchina c'è Zaccheroni che si sta dimostrando una persona valida, con le idee chiare. La Juve sta reagendo anche perchè ha qualità da vendere nonostante ci siano molti giovani giocatori che devono ancora fare esperienza. Per questo motivo ci serve un po' di tempo per crescere».

«IN ITALIA E' DURA MA IO SONO UN GUERRIERO» - Dalla Fiorentina alla Juventus: un passaggio più complicato del previsto per Melo: «Quando sono arrivato in Italia sapevo che sarebbe stata dura. La Fiorentina mi ha dato l'occasione di andare a dimostrare il mio valore e le mie qualità in un grande club». Il suo passaggio in bianconero è costato 25 milioni di euro: «Sì, sono stato uno dei giocatori più costosi della storia della Juve. Una responsabilità che ho affrontato con umiltà, perseveranza e regolarità. Sto giocando ad alto livello da alcuni anni, sono entrato a far parte della Selecao e quindi ho esperienza a sufficienza per gestire anche certe situazioni».

«STAGIONE MOLTO FATICOSA» - Il rendimento non all'altezza è figlio di un'estate piuttosto pesante: «Non ho fatto le vacanze. Dopo la Confederation Cup sono arrivato subito alla Juve e ho cominciato immediatamente la preparazione. Ho accusato problemi di affaticamento alle gambe ma ho continuato a giocare anche quando sarebbe stato meglio uno stop. Il giocatore non è una macchina, fa grandi cose solo quando è al 100%. Altri calciatori al posto mio magari si sarebbero fermati per recuperare».

«TIFOSI DELLA JUVE DEVONO ESSERE PAZIENTI» - La richiesta di Melo ai tifosi è chiara: «Il fatto che la società abbia speso per il mio cartellino 25 milioni di euro non vuol dire che io debba far gol tutte le domeniche. La gente dovrebbe avere più pazienza. Io sono un guerriero e non mi tirerò mai indietro per la Juventus. Anche Zidane è stato fischiato dai tifosi della Juve prima di cominciare a brillare. Idem per Platini. Addirittura Henry è stato criticato. I tifosi dovrebbero essere più maturi e aiutare i giocatori che in questo momento sono in difficoltà».

«DIEGO E' SERENO» - Anche con Diego i tifosi si stanno dimostrando piuttosto impazienti: «Lui sta vivendo la mia stessa situazione ma è molto sereno. Non possiamo fare la differenza solo noi due. Serve una crescita collettiva, di tutta la squadra».

«FIN QUI HO FATTO UNA BUONA CARRIERA» - Una battuta anche sul trionfo al 'Bidone d'oro 2009': «Non la prendo in considerazione anche perchè finora penso di aver fatto una buona carriera: sono passato dall'Almeria alla Fiorentina, in maglia viola sono stato il protagonista della stagione. Poi sono passato alla Juve per 25 milioni, ho conquistato un posto in Nazionale, ho vinto la Confederation. No, non penso sia stata un'annata da buttare. Il bidone d'oro è fatto per imbrogliare la gente. Il mio lavoro non è fare gol ma rubare palloni e far ripartire la squadra. Se poi vengono anche le reti, meglio così...».

«JUVE FRA LE PRIME QUATTRO» - Chiusura con una promessa: «La Juventus quest'anno arriverà sicuramente fra le prime quattro. E' l'obiettivo minimo per salvare la stagione, se dovessimo fallirlo sarebbe come tornare in serie B. Vincere il campionato in Italia è molto difficile, io spero di vincere la Champions League con questa maglia».

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05

Feb
2010
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Il centrocampista: «Anche Zidane venne fischiato, poi...» 

TORINO, 5 febbraio - «La Juventus non è inferiore all'Inter. La differenza è che loro sono attrezzati per vincere, noi siamo in fase di costruzione». Felipe Melo parla a Globo Esporte e quello che dice non è affatto scontato. Il centrocampista brasiliano reagisce alle critiche che i tifosi gli hanno rivolto per un inizio di stagione al quanto deludente («Dovrebbero avere un po' più di pazienza», ha detto Melo) e rivela quanto importante sia la sua vita privata per rendere al massimo sul terreno di gioco.

«INTER GIA' RODATA, JUVE IN CRESCITA» - Il primo argomento è il fin qui deludente campionato disputato dalla Juve: «Secondo me non siamo inferiori all'Inter, lo dimostra il fatto che l'abbiamo battuta per 2-1 in casa nostra. In coppa Italia, poi, abbiamo perso ma il match è stato molto equilibrato. La differenza fra noi e i nerazzurri è evidente: il loro progetto va avanti da anni, il nostro è solo all'inizio. Loro poi hanno Mourinho, un grande tecnico mentre la Juventus ha cominciato la stagione con un tecnico senza esperienza. Siamo partiti fortissimi in campionato e forse abbiamo dato un'impressione errata di squadra imbattibile che avrebbe vinto sicuramente lo scudetto. Poi sono arrivati i primi problemi e fra di noi c'è stata meno convinzione. La Juve è un grande club e la pressione è altissima».

«FERRARA, TECNICO DI QUALITA'. ORA PERO' C'E' ZAC» - Melo saluta con affetto Ferrara: «Lui è stato un buon tecnico, di qualità. Il suo esonero è stato una scelta della dirigenza. Ora in panchina c'è Zaccheroni che si sta dimostrando una persona valida, con le idee chiare. La Juve sta reagendo anche perchè ha qualità da vendere nonostante ci siano molti giovani giocatori che devono ancora fare esperienza. Per questo motivo ci serve un po' di tempo per crescere».

«IN ITALIA E' DURA MA IO SONO UN GUERRIERO» - Dalla Fiorentina alla Juventus: un passaggio più complicato del previsto per Melo: «Quando sono arrivato in Italia sapevo che sarebbe stata dura. La Fiorentina mi ha dato l'occasione di andare a dimostrare il mio valore e le mie qualità in un grande club». Il suo passaggio in bianconero è costato 25 milioni di euro: «Sì, sono stato uno dei giocatori più costosi della storia della Juve. Una responsabilità che ho affrontato con umiltà, perseveranza e regolarità. Sto giocando ad alto livello da alcuni anni, sono entrato a far parte della Selecao e quindi ho esperienza a sufficienza per gestire anche certe situazioni».

«STAGIONE MOLTO FATICOSA» - Il rendimento non all'altezza è figlio di un'estate piuttosto pesante: «Non ho fatto le vacanze. Dopo la Confederation Cup sono arrivato subito alla Juve e ho cominciato immediatamente la preparazione. Ho accusato problemi di affaticamento alle gambe ma ho continuato a giocare anche quando sarebbe stato meglio uno stop. Il giocatore non è una macchina, fa grandi cose solo quando è al 100%. Altri calciatori al posto mio magari si sarebbero fermati per recuperare».

«TIFOSI DELLA JUVE DEVONO ESSERE PAZIENTI» - La richiesta di Melo ai tifosi è chiara: «Il fatto che la società abbia speso per il mio cartellino 25 milioni di euro non vuol dire che io debba far gol tutte le domeniche. La gente dovrebbe avere più pazienza. Io sono un guerriero e non mi tirerò mai indietro per la Juventus. Anche Zidane è stato fischiato dai tifosi della Juve prima di cominciare a brillare. Idem per Platini. Addirittura Henry è stato criticato. I tifosi dovrebbero essere più maturi e aiutare i giocatori che in questo momento sono in difficoltà».

«DIEGO E' SERENO» - Anche con Diego i tifosi si stanno dimostrando piuttosto impazienti: «Lui sta vivendo la mia stessa situazione ma è molto sereno. Non possiamo fare la differenza solo noi due. Serve una crescita collettiva, di tutta la squadra».

«FIN QUI HO FATTO UNA BUONA CARRIERA» - Una battuta anche sul trionfo al 'Bidone d'oro 2009': «Non la prendo in considerazione anche perchè finora penso di aver fatto una buona carriera: sono passato dall'Almeria alla Fiorentina, in maglia viola sono stato il protagonista della stagione. Poi sono passato alla Juve per 25 milioni, ho conquistato un posto in Nazionale, ho vinto la Confederation. No, non penso sia stata un'annata da buttare. Il bidone d'oro è fatto per imbrogliare la gente. Il mio lavoro non è fare gol ma rubare palloni e far ripartire la squadra. Se poi vengono anche le reti, meglio così...».

«JUVE FRA LE PRIME QUATTRO» - Chiusura con una promessa: «La Juventus quest'anno arriverà sicuramente fra le prime quattro. E' l'obiettivo minimo per salvare la stagione, se dovessimo fallirlo sarebbe come tornare in serie B. Vincere il campionato in Italia è molto difficile, io spero di vincere la Champions League con questa maglia».

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